Chiara Corbella Petrillo e la domanda su Dio

cPPDa poco ho letto ed apprezzato una lettera pubblicata sul blog Come Gesù dallo scrittore Renato Pierri, che metteva in discussione la comprensione del Vangelo da parte di Chiara Corbella Petrillo.

Interessante l’immagine, ancor di più considerato che a sei anni dalla morte la diocesi di Roma ha pubblicato l’Editto che dà il via al processo di beatificazione: «La sua oblazione rimane come faro di luce della speranza, testimonianza della fede in Dio, Autore della vita, esempio dell’amore più grande della paura e della morte» – recita il comunicato stampa.

Penso che la vicenda in questione, con molte altre e come momenti storici “nullificanti” quali Auschwitz, ci rimandino alla domanda fondamentale di Giobbe, che chiede a Dio dove sia finito a fronte del suo dolore. Si può provare a rispondere con un testo di Elie Wiesel, scrittore Nobel per la pace, rinchiuso nel ghetto e poi sopravvissuto ad Auschwitz. Ne La notte, Wiesel evoca l’impiccagione di tre prigionieri tra cui un bambino, “l’angelo dagli occhi tristi”.

La notte

I tre condannati salirono insieme sulle loro seggiole. I tre colli vennero introdotti contemporaneamente nei nodi scorsi.

– Viva la libertà! – gridarono i due adulti.

Il piccolo, lui, taceva.

– Dov’è il Buon Dio? Dov’è? – domandò qualcuno dietro di me.

A un cenno del capo del campo le tre seggiole vennero tolte.

Silenzio assoluto. All’orizzonte il sole tramontava.

Scopritevi! – urlò il capo del campo. La sua voce era rauca. Quanto a noi, noi piangevamo.

– Copritevi!

Poi cominciò la sfilata. I due adulti non vivevano più. La lingua pendula, ingrossata, bluastra. Ma la terza corda non era immobile: anche se lievemente il bambino viveva ancora…

Più di una mezz’ora restò così, a lottare fra la vita e la morte, agonizzando sotto i nostri occhi. E noi dovevamo guardarlo bene in faccia. Era ancora vivo quando gli passai davanti. La lingua era ancora rossa, gli occhi non ancora spenti.

Dietro di me udii il solito uomo domandare:

Dov’è dunque Dio?

E io sentivo in me una voce che gli rispondeva:

– Dov’è? Eccolo: è appeso lì, a quella forca…

Dio è lì, in quel bambino impiccato che non rivendica, non fa nulla, perché Dio è incapace di male, nemmeno la morte stessa è male per Lui.

Allora forse Dio non è morto, come annuncia il folle di Nietzsche ne La gaia scienza, ma va ri-concettualizzato in un’esperienza di bontà infinita, una manifestazione di bene ad oltranza, paradossale ad occhio umano, incapace di vedere il male anche in una morte ingiusta.

Se così fosse, forse la giovane avrebbe capito il Vangelo più di tutti noi: semplicemente vivendo anche la morte come un bene. Perché Dio è solo bene, questo il lieto annuncio. Dunque forse non resta che fermarsi, valutare quanto ogni teologia che possiamo proferire sia una morte di Dio, la cui verità può solo essere testimoniata da un’esistenza scevra di male, come quella di Chiara.

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Sentenza contro “No Vax”, pro-buon senso

provax-770x465Per la prima volta in Italia è arrivata la condanna penale per un’esponente del movimento “No Vax”, con l’imputazione di “procurato allarme”. Così decide il gip di Modena Losavio a seguito dell’affissione di cartelli, di fronte al Policlinico della città, riportanti numeri falsi rispetto ai bambini danneggiati dai vaccini (21.658 nel triennio 2014-2016). Tali cifre si riferivano invece alle segnalazioni pervenute all’Aifa, non a casi accertati di patologie conseguenti ad una vaccinazione. La reazione dell’Ausl è stata immediata e netta, in quanto «la diffusione di tali contenuti fa leva su false informazioni in grado di disorientare immotivatamente i cittadini».

Questa sentenza è una pietra miliare nella ricostruzione di una cultura del buon senso e dell’alfabetismo funzionale in Italia.

La paventata dannosità dei vaccini, infatti, viene sostenuta non sulla base di dati certi e verificabili, ma di suggestioni personali che diventano cultura di massa e fake news, ove invece l’evidenza è di malattie completamente debellate grazie alla pratica vaccinale e di un tasso di mortalità infantile fra i più bassi al mondo. Il tutto a costo zero per il cittadino.

Perchè allora l’ondata “Anti Vaccini” continua a mietere vittime, tra cui il nostro Ministro dell’Interno Matteo Salvini, che dice che dieci vaccini gli sembrano troppi? Il Ministro non cita nessuna fonte scientifica o bibliografica che lo corrobori in tale credenza e d’altra parte asserisce di avere vaccinato i suoi figli. Viene da chiedersi perchè non dovremmo vaccinare i nostri, allora.

Ho parlato di “alfabetismo funzionale”, concetto elaborato dall’Unesco, che si riferisce non tanto all’alfabetizzazione basilare cui ogni individuo dovrebbe avere accesso, ma alla capacità di comprendere, elaborare e valutare le nozioni che si acquisiscono.

Il caso dei “No Vax” sembrerebbe dunque uno di analfabetismo funzionale, ovvero di persone normalmente alfabetizzate che pervengono a conclusioni completamente scisse dalla realtà che, in questo caso, è statuita dai dati scientifici disponibili sull’argomento. Si tratta insomma di un errore di valutazione che dà luogo a una posizione meramente ideologica, facendo leva sul panico collettivo.

Come è possibile, verrebbe da chiedersi, che si viva in un clima di tale oscurantismo nell’epoca di internet, in cui tutti dovremmo sapere molto, avendo tanti dati a disposizione? A mio avviso ciò è possibile a causa dell’impoverimento culturale e dunque antropologico cui stiamo andando incontro. La verità va studiata, osservata senza preconcetti e soprattutto va scelta, con onestà e coraggio, doti purtroppo sempre più sacrificate al denaro.

Ecco che l’ideologia “No Vax”, poi, diventa un cavallo di battaglia florido per medicina alternativa, avvocati e lobby naturiste che alimentano un mercato, facendo leva sulle paure delle persone.

Inoltre, credo tale approccio sia frutto di un atteggiamento sostanzialmente infantile cui siamo tutti un po’ soggetti: in nome della libertà di scelta e di parola pretendiamo di ridurre ogni cosa ad opzione, a scelta personale. Ciò vale ormai anche per quanto deve essere semplicemente obbligatorio, perché se non fatto mette a repentaglio la vita di tutti, in virtù del principio di immunità di gruppo. A causa di pochi individui non immunizzati infatti è abbastanza probabile che alcune malattie ormai debellate riprenderanno a diffondersi. A volte basterebbe solo riappropriarsi di un banale criterio di buon senso.

Anche apparso su https://mauroleonardi.it/2018/07/18/le-lettere-di-gavina-masala-sentenza-contro-no-vax-pro-buon-senso/

La fake news di Grillo e quella verità che non ricordiamo

Schermata-2018-07-07-alle-00.23.35-770x589Pochi giorni fa mi sono imbattuta in una notizia che ha dell’ossimorico, specialmente per chi vive a Roma. Beppe Grillo, co-fondatore del MoVimento 5 Stelle twitta che Roma ha ricevuto il premio Conai per la differenziata e invita i “suoi” a diffondere, “più che potete”.

Chiunque viva a Roma o vi sia passato di recente sa benissimo di cosa stiamo parlando: ovvero di una città-gioiello lasciata diventare una pattumiera. Una delle “sette sorelle”, meravigliosa potenza mondiale, sede del Vaticano, vero biglietto da visita culturale è umiliata da povertà, sporcizia e degrado.

Allora mi chiedo e indago un po’ su cosa sia questo premio che la Città Eterna avrebbe ricevuto. Suscitata nella mia indole scettica pensavo infatti fosse tutto falso. Invece no, il premio esiste ed è stato consegnato proprio alla capitale, ma, ma…

Ma il Consorzio Conai è un privato che effettua imballaggi, che pochi mesi fa aveva firmato un’intesa con Ama, la ditta romana di smaltimento dei rifiuti. Dunque, il Premio Conai per il progetto della differenziata dei Municipi VI e X, elaborato dal sindaco Raggi, è un progetto cui il Conai partecipa attivamente. E’ come dire che io istituisco un premio e me lo conferisco da sola.

La cosa grave, in questa vicenda, è che un leader politico-ideologico della maggiore forza del Paese immetta notizie false nel sistema di internet, scientemente, e che per giunta inciti a diffonderle. Questo, sempre a mio avviso, significa che abbiamo perso ogni parametro di serietà e di buon gusto.

Se non vi saranno una lucida ed onesta analisi della realtà, l’Italia e Roma non potranno ripartire in nessun modo: da premesse sbagliate si arriva solo a conclusioni fuori mira. Così funziona a livello teoretico, ma anche pratico. Grillo certamente non lo ricorda, ma per i Greci, vera civiltà ineguagliata, il sapere epistemico, ovvero scientifico, ha potere salvifico. Questa istanza di conoscenza elaborata dai presocratici come unica liberazione rispetto al dolore, e stata messa a frutto dal Cristianesimo stesso, che identifica Dio con la verità e dunque con la salvezza. Giusto per chiarire il legame imprescindibile che esiste fra verità e bene.

Chi scrive crede strenuamente che le persone, a prescindere dal colore politico o religioso, vadano prese come assoluti relativi: assoluti perché essenziali in sé e per sé e relativi per la natura relazionale che la persona ha, innegabilmente. Ma solo a partire da persone oneste si può arrivare da qualche parte che non siano le secche che viviamo da tanti anni, per il motivo suddetto. Credo veramente che la soluzione per il nostro paese sia solo puntare su uomini veritieri e preparati, che inizino a permeare di nuovo le istituzioni, per troppo tempo bersaglio di virus debilitanti. Mi piace vedere l’Italia come un corpo nel quale siano stati iniettati dei virus per vaccinarlo, esso impara a riconoscerli e a combatterli, sì da non farsene affliggere. Speriamo valga anche a livello socio-politico.

Anche apparso su https://mauroleonardi.it/2018/07/07/le-lettere-di-gavina-masala-la-fake-news-di-grillo-e-quella-verita-che-non-ricordiamo/

Alexandria: l’anormalità del normale

ocasio-1530551048Ancora una volta, sembra uno stereotipo ma tant’è, la rivoluzione arriva dagli States. Mi riferisco alla inaspettata e roboante vittoria della socialista Alexandria Ocasio-Cortez alle primarie democratiche a New York City.

La giovanissima, bella e super-istruita latino-americana che aveva collaborato alla campagna di Bernie Sanders, ha sconfitto il navigato rivale Joe Crowley con il 57.5% di consensi, ottenuti in larga misura al Queens e nel Bronx. Viene da chiedersi “come mai?”.

La ricetta mi sembra chiara e semplice, di quelle che funzionano ma che ci vuole coraggio per applicare: ha radicalizzato posizioni democratiche fino a renderle chiarissime e ha puntato su una biografia tanto comune quanto dolorosa.

Alexandria si è occupata di immigrazione, lei che è figlia di madre portoricana e di padre nativo del Bronx, recandosi al confine col Messico per mostrare i risultati delle chiusure dell’attuale presidente Trump, ovvero bambini separati dai genitori.

Ha stigmatizzato il legame con Wall Street dell’insigne avversario, lei che sta finendo di pagare il debito che gli studenti americani non abbienti contraggono per studiare all’università, facendo la cameriera.

Ha fatto una campagna virale in cui inizia la giornata truccandosi e portandosi dietro le scarpe di ricambio, perchè lei gira in metro, democraticamente e come tutti.

Ha parlato con le donne incinte, per capirne le difficoltà e le gioie, lei che dell’essere donna fa una bandiera intelligente.

Ha iniziato a sostenere una migliore istruzione infantile, avviando una casa editrice di libri per bambini che ha cercato di ritrarre NYC in una luce positiva, lei che da bambina ha frequentato la scuola in Yorktown nella Contea di Westchester, a causa della penuria di scuole di qualità nel Bronx, segno che genitori poveri vedevano lontano.

Ha protestato contro la Riserva Sioux che si estende per 7 milioni di ettari nel South Dakota, territorio in cui i discendenti di Toro Seduto vivono come in un Gulag, con un reddito annuo di 2.000 dollari in condizioni inenarrabili. Lei che è esponente di una minoranza etnica, cosa che ostenta con grande sagacia.

Ha puntato sulla Medicare for all, lei che è orfana di un padre morto giovane di tumore, ma su questo non dice nulla di più, segno della ferita ancora aperta.

Allora, cosa ha fatto Alexandria? E’ stata coerente. Ha combattuto, sostenuta dalla neofita Brand New Congress, una società progressista, e ha fatto il suo dovere fino in fondo, tornando a fare politica nel locale sotto casa e nelle chiese, come una volta.

Credo che essere progressisti al giorno d’oggi significhi essere coerenti, incarnare senza veli e cosmetici la propria storia, mostrandosi per quello che si è, con l’umiltà di chi dice: “io mi impegno, come te, tutti i giorni”. Così ha vinto questa ragazza normale, con la sua significativa “banalità” così fuori dal comune negli ambienti politici (non credo Hillary Clinton abbia mai preso una metropolitana).

Il mio rammarico in una domanda: perché in Italia non funziona così? Forse, forse, perché siamo ancora troppo impantanati in una logica del compromesso, che ci impedisce di fare nascere promettenti virgulti come questo e ci teniamo Di Maio e Salvini, finti “uomini nuovi”. Ahinoi, ancora una volta dobbiamo guardare oltreoceano, a quella positiva audacia che cambia davvero la storia.

Anche apparso su https://mauroleonardi.it/2018/07/03/le-lettere-di-gavina-masala-alexandria-lanormalita-del-normale/

Due uomini, due leader, un destino: il marketing al summit di Singapore

trump-kim-1000x600-770x462Più che un meeting sembra il lancio dell’ultimo film di fantascienza, l’incontro storico fra Donald Trump, il tycoon che mai avremmo immaginato di vedere nella parte di pacificatore mondiale e Kim Jong-un, ancora meno prevedibile nella parte. Il summit sarebbe stato impensabile solo pochi mesi fa e, dato che Pyongyang è fra i maggiori violatori di diritti umani al mondo, ben venga il cambio di rotta. Il documento siglato non è stato reso noto nel dettaglio; tuttavia le relazioni bilaterali tra i due Paesi sono migliorate e andranno migliorando nei prossimi tempi. Allo stesso tempo, la Corea del sud non rischia più di essere annientata dai missili e la Cina teme in misura minore una riunificazione della penisola sotto l’egida statunitense, a meno di uno tsunami politico.

Tutto bene allora? Beh, in gran parte sì e si sa: “con i se e con i ma non si fa la storia”. Tuttavia, vorrei porre l’attenzione sull’evento mediatico, tale è stato l’incontro singaporense, per intravedere cosa può celarsi dietro l’accordo. O almeno quale sia la sua vera natura.

Trump ha mostrato all’ormai amico nordcoreano un video intitolato “due uomini, due leader, un destino” prima della firma della lettera. Si tratta di un vero trailer hollywoodiano dai toni epici e trionfalistici. Alcune frasi: “Sette miliardi di persone al mondo, ma solo pochi prendono decisioni che cambiano il corso della storia (…); “La storia si evolve e in alcuni momenti quei pochi sono chiamati a fare la differenza”; “La storia la conosciamo, ci interessa il futuro”; e poi, attenzione: “Possiamo scegliere di tornare indietro o di andare avanti, condividendo un futuro di prosperità e abbondanza in cui la luce del sole brillerà chiara”. Il `magnate vuole fare la storia, il che è più che normale trattandosi del Presidente della maggiore potenza mondiale. Peraltro, prendendo i due proverbiali piccioni, ottiene anche il risultato di proteggere l’America da possibili attacchi di Pyongyang, inaugurando quella che i media americani hanno battezzato una diplomazia non convenzionale.

In realtà una completa denuclearizzazione della Corea del nord sembra difficile; temo che la prospettiva più probabile sia la non-proliferazione, con relativo mantenimento della posizione di potenza nucleare de facto. Insomma, il termine “non proliferazione” verrà interpretato in maniera soggettiva da ciascuno dei due paesi ma è già molto, sia chiaro. Kim cosa chiederà in cambio? L’uomo definito da Trump, non a caso, “hard negociator” cercherà di ottenere quanti più vantaggi economici possibili: ovvero un alleviamento delle sanzioni e soprattutto nuovi investimenti americani. Secondo alcune fonti, pare che sarà proprio una Trump Tower il simbolo dell’accordo fra le due potenze nucleari, mentre il primo McDonald’s ha già aperto a Pyongyang. Insomma, la denuclearizzazione della penisola, alquanto improbabile come detto, frutterà a Kim ulteriore popolarità e ad ambedue qualche ritorno economico.

Ecco che il mondo di prosperità di cui parla il video mostrato da Trump al nordcoreano suona come un patto d’acciaio: io ti chiedo di rinunciare a qualcosa, in cambio tu ottieni un ritorno di immagine ed economico, by the way: insieme a me! Qualcosa di male? Non necessariamente: la Corea del nord è un Paese in una situazione difficile. Denutrizione, povertà e scarsa istruzione rendono il popolo molto debole. Le sanzioni economiche hanno fatto il resto, insieme all’isolamento.

Se questo futuro di cui recita il trailer mostrato dall’Americano sarà così roseo per la gente, resta da vedere. Certamente il rischio del conflitto nucleare rimane ormai ai margini e questo è il risultato di una realpolitik spinta alle estreme conseguenze. Speriamo solo che la promessa di ricchezza non si traduca in uno sfruttamento ed indottrinamento culturale nei rispetti della popolazione locale, che certamente merita di potersi ricostruire su basi più solide che non un’operazione di marketing. Tuttavia, meglio un passo avanti anche mal fatto che nulla, a patto di sapere che questo summit è anche un lancio di un progetto economico, non solo di ideali di pace.

Anche apparso su https://mauroleonardi.it/2018/06/14/le-lettere-di-gavina-masala-due-uomini-due-leader-un-destino-il-marketing-al-summit-di-singapore/

Se la persona sbagliata dice la cosa giusta

54436538687968-770x513.jpg“Se la persona sbagliata dice la cosa giusta”, così titola lo Spiegel riguardo alle parole pronunciate dal Commissario UE al bilancio Gunther Oettinger, noto per il suo linguaggio politicamente scorretto.

Il Commissario aveva affermato: “La mia preoccupazione e aspettativa è che gli sviluppi dei mercati, delle obbligazioni e dell’economia italiana delle prossime settimane saranno così ampie che potrebbero diventare un segnale che indichi agli elettori, dopotutto, di non votare per i populisti a destra e sinistra”.

Salvini ha tuonato che a Bruxelles non conoscono vergogna, mentre Di Maio ha parlato di Italia trattata come una colonia estiva. Sarà, ma dietro questi slogan non si nasconderà forse la paura che gli elettori mettano a fuoco cosa sta accadendo?

Secondo Peter Cardillo, Chief Market Economist alla Spartan Capital Securities di New York: “Se Moody’s o Fitch dovessero tagliare il rating [che indica la capacità di solvibilità del soggetto finanziario Italia, ovvero la capacità del nostro paese di pagare il suo debito pubblico], allora lo spread potrebbe balzare anche verso i 500-600 punti, portando il Paese al default”. È interessante notare che mentre Di Maio dichiarava che non avrebbe proceduto con la procedura di impeachment nei confronti di Mattarella, lo spread è sceso.

Il leader pentastellato ha paventato così, per propaganda, un impeachment impossibile costato molto all’Italia.

Questo perché? Perché dietro ai proclami che così incautamente si fanno, ci sono le vite di tutti noi e, per metterla su un piano meno sentimentale, l’azienda Italia che perde il suo valore nei mercati finanziari.

Quindi, a malincuore, devo dire che Oettinger ha fatto bene a richiamare l’attenzione in maniera tanto severa sull’Italia e sulla responsabilità che gli elettori hanno verso se stessi in primis.

L’aumento dei populismi, radicati sia a nord che a sud, ha già causato un aumento vertiginoso della spesa pubblica italiana, che ammonta a 2,7 trilioni di dollari (!); lo stato di incertezza in cui versiamo poi pesa anche sulle borse degli altri Paesi. Non resta che augurarsi che i recenti risultati elettorali ci diano una dimensione di quello che sta accadendo, che ci salvino dal rischio di un default e ci diano una seconda possibilità, da sfruttare al meglio questa volta.

La mia impressione è che la condizione di vita del ceto medio si sia abbassata a tal punto che personaggi che incarnano rabbia appaiono in qualche modo come consolatori, e alfieri di un malessere. Tuttavia essi sono sterili, anzi nocivi, come hanno dimostrato. L’Italia ha disperato bisogno di puntare su persone valide moralmente e culturalmente con quel dono di umiltà che ad un Paese ferito farebbe tanto bene. Anche sullo scenario internazionale appariamo una caricatura di noi stessi, ma all’alba della nascita del governo Conte le borse volano. Sarà una cospirazione anche questa? No, il punto è che il prof. Conte è persona preparata e seria. Questa è la medicina.

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La guerra e il volto dell’amore

Schermata-2018-04-17-alle-10.32.31-400x450Masa e Malaz sono due gemelline (bellissime) di sette anni, siriane; da quando sono nate hanno conosciuto solo la guerra, iniziata appunto sette anni fa.

La mamma Amani, vestita di nero nella foto, ha raccontato ad un reporter del Sunday Times i particolari dell’attacco chimico mosso, secondo le fonti ufficiali, da al-Assad: “Il gas era piccante in gola, come peperoncino, le persone intorno a me cadevano a terra”, “ho visto un medico in lacrime perchè aveva solo tre medicine per quaranta pazienti”.

Ora leggiamo Macron, gongolante, che si dipinge come regista dell’attacco USA in risposta alla sopra citata vicenda siriana e l’ambasciatrice ONU Nikki Haley che promette di “punire ancora la Russia”, parlando con Fox News.

E mi soffermo a guardare questa foto per dei minuti, ma continuerei per ore se non fosse per i bimbi e gli studi che chiamano. Tuttavia faccio in tempo a domandarmi cosa mi dicano questi volti meravigliosi: quegli occhi verdi, quei due orsetti, quella mamma reclina sulla bimba a curarla, quella postura elegante di Malaz, la piccola a destra.

Mi dicono che l’uomo, nonostante tutto, è per natura capace di andare oltre la contingenza, di trascendere se stesso per muoversi verso l’Altro: amiamo in qualunque condizione, sempre. Così ha fatto Amani, che sentito il gas ha preso per mano le gemelline, è scappata, ha cercato il marito e insieme sono fuggiti in ospedale. Così, come avrei fatto io nella sua situazione, come faccio io quando i miei bimbi non stanno bene: cerco il papà e corriamo a curarli.

Ecco, io e Amani, i miei bimbi e Masa e Malaz, siamo tutti intrinsecamente uguali e i nostri volti ci restituiscono quest’intuizione originaria. I nostri volti, infatti, spesso dimostrano quello che non riusciamo a dire, ovvero che ci costituiamo sempre nella relazione con l’altro.

Emmanuel Levinas, meraviglioso filosofo dell’etica, sosteneva che l’uomo fosse solo di fronte alla propria esistenza, tanto inalienabile quanto pesante, ma che nel rapporto con l’Altro trovasse soddisfatta quell’istanza di trascendenza altrettanto propria dell’essere umano. La foto, in definitiva, mi dice che queste tre donne si trovano obtorto collo a vivere una condizione quasi inesplicabile per quanto sia complicata, ma la vivono insieme, nell’amore che le unisce, nella solidarietà con le vittime del massacro in cui quotidianamente si trovano.

Dunque, l’umano è capace del meglio come del peggio, ma guardando il bene anche il peggio diventa migliore, per quel sentore di umanità (amore) che per essenza risiede in lui. Speriamo che Trump, Putin, al-Assad e tutti noi guardiamo bene questi tre volti: parlano di tutti loro, così come di tutti noi. Forse potranno cambiare il cuore di qualcuno.

Anche apparso su https://mauroleonardi.it/2018/04/19/le-lettere-di-gavina-masala-la-guerra-e-il-volto-dellamore/

Siria: e se provassimo una strategia della solidarietà?

trump-agosto-2017-1030x615-1030x600Almeno 20 civili, tra cui 16 bambini, sono rimasti uccisi il 21 marzo 2018 a Idlib, nel nord-ovest della Siria.

La città è postazione strategica, al confine con la Turchia, ove sia Turchia che Siria hanno interessi: alla prima sta a cuore che non vi si instauri un regime jihadista, alla seconda che essa possa costituire serbatoio di accoglienza per gli islamici arresi al regime di Assad durante il conflitto.

Il papa si dice inorridito, il Vaticano partecipa al vertice UE sul futuro del Paese con l’arcivescovo Gallagher e dichiara: “La Santa Sede è profondamente preoccupata per le sofferenze della popolazione”. Trump minaccia una risposta militare e si consulta con Francia e Regno Unito, mentre arriva in visita a Palazzo Chigi il numero due dell’ambasciata americana Kelly Dignan.

Intanto, a pagare un certo eccesso di diplomazia e una scarsa chiarezza nei rispetti del regime di al-Assad sono i civili, che fino a qualche anno fa erano persone certo vessate da un regime autoritario, ma molto lontano da quanto sta accadendo oggi, molto. Mi sembra insomma che il massacro stia diventando qualcosa cui ci siamo assuefatti, cui abbiamo fatto il callo, qualcosa che in fin dei conti reputiamo lontano.

Al- Assad questo lo sa e certamente si è rallegrato parecchio nelle ultime settimane a sentire Mr. Trump paventare un ritiro delle truppe statunitensi dal Paese: “Siria will soon become somebody else’s problem” aveva dichiarato l’uomo più potente della terra, mentre l’ex Segretario di Stato USA aveva detto il contrario pochi giorni prima, meritando il licenziamento.

Allora, perché scrivere di eventi così tristi e complessi? Perchè a mio modo di vedere non possiamo vivere in una società che si presume interconnessa, se come prima connessione non usiamo quella inter-umana. Se tutti ci lasciassimo ferire dagli eventi in corso, non potremmo rimanere insensibili a quanto sta accadendo e cercheremmo in ogni modo di restituire una dignità ad un popolo così sciagurato. Questo lo possono fare i governanti meglio di chiunque, ma anche una società civile educata al valore (giudaico-cristiano) della solidarietà, all’etica dell’amore per il prossimo. Sì, è da una comunità internazionale inter-umana e inter-soggettiva che sfida le logiche del singolo, per rileggere l’uomo come creatura responsabile verso sé e verso gli altri, che possono venire soluzioni. Frasi come: “La Siria diverrà presto problema di qualcun altro” non depongono né a favore di un buon stratega né tanto meno a favore di un uomo buono, che le due cose non devono essere slegate. No?

Anche apparso su https://mauroleonardi.it/2018/04/14/le-lettere-di-gavina-masala-siria-e-se-provassimo-una-strategia-della-solidarieta/

Iniziamo dalle piccole cose

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Come evidenziato da Angelo Panebianco, le elezioni del 4 marzo hanno decretato vincitore il partito anti società aperta per definizione: il MoVimento 5 Stelle; dal giorno delle elezioni mi pare però che stiamo rasentando l’inerzia, per non dire la vacuità.

Forse in un altro momento storico le consultazioni, le pratiche rituali, i riflettori puntati sul premier in pectore e gli ammiccamenti di Berlusconi sarebbero passati come qualcosa di ordinario, ma allo stato attuale a me sembra che si stia solo perdendo tempo e che ciò, purtroppo, porterà alla famosa montagna che partorisce un sassolino.

Insomma, azzardo: forse gli italiani cercavano novità, un cambio di pagina, un’onda nuova ma si ritroveranno a navigare in un mare piatto.

Tuttavia, nell’attuale scenario paludoso mi sono imbattuta in una semplice quanto efficace iniziativa del Corriere della Sera, ottima nei contenuti e facilmente applicabile, che voglio sottolineare per evidenziare quanto sia semplice cambiare con azioni piccole.

Il quotidiano suggerisce da qui a maggio una proposta legislativa a settimana che sia lineare, motivata e documentata in maniera esaustiva.

Nello specifico si parte dall’istruzione: si richiede il tempo pieno per le elementari, così pure per le medie e la modifica dell’orario per le scuole superiori che dovrebbero spostare la lancetta di inizio alle 9 anzichè alle 8. Il ragionamento scaturisce alla luce degli ormai studiatissimi ritmi circadiani scoperti da Jeffrey Hall, Michael Rosbash e Michael Young. Le lezioni delle scuole primarie dovrebbero svolgersi quindi al mattino, a partire dall’ora di educazione motoria (il primo giorno è il momento migliore per potenziare i fattori trofici scoperti da Rita Levi Montalcini), per proseguire fino al pomeriggio con laboratori atti a sedimentare quanto appreso nelle ore precedenti. Questo assetto verrebbe incontro alle esigenze di famiglie in cui ambedue i genitori lavorano a tempo pieno; i bimbi che escono all’ora di pranzo, purtroppo, sono spesso una preoccupazione per chi non ha nonni o babysitter. Si tratterebbe peraltro di un’ istruzione più focalizzata sull’esperienza di quanto lo sia quella attuale, nella quale gli insegnanti lavorerebbero di più certo, ma verrebbero pagati meglio.

Anche per le medie si propone il tempo pieno, che servirebbe però a fare i compiti

insieme a compagni ed insegnanti, mettendo a disposizione reciprocamente i talenti: chi è  bravo in matematica aiuta chi lo è meno e viceversa; questo consentirebbe alle famiglie ore di tranquillità e un risparmio su lezioni private e dopo scuola varii.

Infine si propone un differimento dell’inizio delle lezioni per le scuole superiori, poichè il naturale ritmo circadiano dei ragazzi li porta a riposare tardi e a svegliarsi più tardi, cosa che consente loro di dormire il sonno cosiddetto paradosso, che facilita il sedimentarsi delle nozioni apprese nelle ore precedenti. Sic et simpliciter.

Sono idee piccole che partono da dati di fatto certi e da buon senso quelle di cui l’Italia ha bisogno oggi; siamo ad un punto in cui a mio avviso non servono grandi statisti ma uomini concreti ed illuminati dalla voglia di fare bene, nel piccolo. Purtroppo mi pare ve ne siano pochi, ma dalle pagine di un giornale o dalla società civile può, a mio avviso, nascere qualcosa di meglio che non da quanti sono accecati dal prestigio personale.

Anche apparso su https://mauroleonardi.it/2018/03/25/le-lettere-gavina-masala-iniziamo-dalle-piccole-cose/ 

“Cosa è il mondo?”, il tweet che viene dalla Siria, che interpella tutti

Schermata-2018-04-04-alle-15.42.46-400x450Muhammad Najem è un reporter di Goutha est, che racconta la guerra civile in corso dal 2011. Ha solo 15 anni.

“Cos’è il mondo? Può mandare uomini su Marte ma non può fare nulla per fermare un conflitto che uccide le persone?” Questa è la domanda che Muhammad rivolge al mondo e direi che questa è La Domanda.

I suoi tweet proseguono: “Abbiamo perso tutto, mio padre è stato ucciso durante i bombardamenti”, “Sto facendo le valigie per andare ad Aleppo” e via dicendo.

Muhammad sogna di fare il reporter da grande, di studiare. Scrive in inglese e combatte il black out dei mezzi di comunicazione con i suoi sefie, con video agghiaccianti in cui si vedono i cacciabombardieri russi, appena dietro di lui.

Tant’è: ONU, UNHCR, CNN, BBC, Francia, USA e via dicendo, nulla sembra poter fermare la strage. Ricapitoliamo cosa sta succedendo: La guerra civile siriana ha avuto inizio nel marzo 2011 con manifestazioni contro il governo centrale di Bashar al-Assad e contro la struttura monopartitica, nel quadro della primavera araba; da qui hanno avuto luogo una serie di rivolte nazionali che hanno aperto una vera guerra civile nel 2012. Gli scontri hanno favorito il radicarsi di una componente islamica estremista, i Salafiti, che vengono sostenuti da buona parte dei Salafiti del Golfo Persico, il cui obiettivo è l’instaurazione della Shari’a in Siria. Perciò l’Iran Sciita, corrente minoritaria in Siria, protegge il governo siriano, esponente di una branca dello sciismo, supportato anche da altri paesi sciiti, tra cui l’Iraq e l’Afghanistan.

I ribelli sono invece sostenuti dalla Turchia, dai Paesi sunniti del Golfo, da Usa, Francia e Regno Unito, mentre Cina e Russia sostengono il governo siriano.

Come si capisce e si può immaginare, lo scenario è molto complesso, gli interessi in ballo a livello macro sono enormi, ma quello che mi viene da pensare leggendo i reportage di importanti riviste internazionali è quanto sta accadendo nelle vite delle persone e a come ne usciranno, quelli che potranno, da questa situazione. Allora guardo i video di Muhammad e vengo interpellata dalla sua domanda che chiede con i suoi occhi celesti coraggiosi: “Che cosa è il mondo?”, e provo a darmi una risposta.

Il mondo o parte di esso, caro Muhammad, è quello di partiti e di correnti religiose interpreti di interessi ad oltranza, che passano sopra le vite di molti, alimentando conflitti; è un mondo di esecutori che spesso dimenticano il perché delle loro azioni. Ma il mondo è anche di quelli come te, di quelli che pongono domande che non hanno risposta, di quelli che interpellano perché vogliono la verità, non un’ideologia preconfezionata da altri. Il mondo è anche di quelli che non ci stanno, che vogliono capire, agire e avere un impatto per migliorare. Il mondo è anche di quelli che pregano, come dici di fare tu; di quelli che credono che l’uomo non sia solo appetito di ricchezza o di giustizialismo religioso, ma che credono nel dare senza chiedere; di quelli che accettano di soffrire per un futuro migliore. Come te.

Insomma, il mondo sei anche tu, che continui a metterci in discussione con le tue richieste di preghiere e il tuo desiderio di diventare reporter, tu che tra le bombe hai il coraggio di vedere un futuro e di crederci. Non so bene cosa sia il mondo, ma per abitarlo ci vuole il tuo coraggio, a Roma come a Goutha, questo lo so.

Anche apparso su https://mauroleonardi.it/2018/04/05/le-lettere-di-gavina-masala-cosa-e-il-mondo-il-tweet-che-viene-dalla-siria-che-interpella-tutti/