La fake news di Grillo e quella verità che non ricordiamo

Schermata-2018-07-07-alle-00.23.35-770x589Pochi giorni fa mi sono imbattuta in una notizia che ha dell’ossimorico, specialmente per chi vive a Roma. Beppe Grillo, co-fondatore del MoVimento 5 Stelle twitta che Roma ha ricevuto il premio Conai per la differenziata e invita i “suoi” a diffondere, “più che potete”.

Chiunque viva a Roma o vi sia passato di recente sa benissimo di cosa stiamo parlando: ovvero di una città-gioiello lasciata diventare una pattumiera. Una delle “sette sorelle”, meravigliosa potenza mondiale, sede del Vaticano, vero biglietto da visita culturale è umiliata da povertà, sporcizia e degrado.

Allora mi chiedo e indago un po’ su cosa sia questo premio che la Città Eterna avrebbe ricevuto. Suscitata nella mia indole scettica pensavo infatti fosse tutto falso. Invece no, il premio esiste ed è stato consegnato proprio alla capitale, ma, ma…

Ma il Consorzio Conai è un privato che effettua imballaggi, che pochi mesi fa aveva firmato un’intesa con Ama, la ditta romana di smaltimento dei rifiuti. Dunque, il Premio Conai per il progetto della differenziata dei Municipi VI e X, elaborato dal sindaco Raggi, è un progetto cui il Conai partecipa attivamente. E’ come dire che io istituisco un premio e me lo conferisco da sola.

La cosa grave, in questa vicenda, è che un leader politico-ideologico della maggiore forza del Paese immetta notizie false nel sistema di internet, scientemente, e che per giunta inciti a diffonderle. Questo, sempre a mio avviso, significa che abbiamo perso ogni parametro di serietà e di buon gusto.

Se non vi saranno una lucida ed onesta analisi della realtà, l’Italia e Roma non potranno ripartire in nessun modo: da premesse sbagliate si arriva solo a conclusioni fuori mira. Così funziona a livello teoretico, ma anche pratico. Grillo certamente non lo ricorda, ma per i Greci, vera civiltà ineguagliata, il sapere epistemico, ovvero scientifico, ha potere salvifico. Questa istanza di conoscenza elaborata dai presocratici come unica liberazione rispetto al dolore, e stata messa a frutto dal Cristianesimo stesso, che identifica Dio con la verità e dunque con la salvezza. Giusto per chiarire il legame imprescindibile che esiste fra verità e bene.

Chi scrive crede strenuamente che le persone, a prescindere dal colore politico o religioso, vadano prese come assoluti relativi: assoluti perché essenziali in sé e per sé e relativi per la natura relazionale che la persona ha, innegabilmente. Ma solo a partire da persone oneste si può arrivare da qualche parte che non siano le secche che viviamo da tanti anni, per il motivo suddetto. Credo veramente che la soluzione per il nostro paese sia solo puntare su uomini veritieri e preparati, che inizino a permeare di nuovo le istituzioni, per troppo tempo bersaglio di virus debilitanti. Mi piace vedere l’Italia come un corpo nel quale siano stati iniettati dei virus per vaccinarlo, esso impara a riconoscerli e a combatterli, sì da non farsene affliggere. Speriamo valga anche a livello socio-politico.

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Alexandria: l’anormalità del normale

ocasio-1530551048Ancora una volta, sembra uno stereotipo ma tant’è, la rivoluzione arriva dagli States. Mi riferisco alla inaspettata e roboante vittoria della socialista Alexandria Ocasio-Cortez alle primarie democratiche a New York City.

La giovanissima, bella e super-istruita latino-americana che aveva collaborato alla campagna di Bernie Sanders, ha sconfitto il navigato rivale Joe Crowley con il 57.5% di consensi, ottenuti in larga misura al Queens e nel Bronx. Viene da chiedersi “come mai?”.

La ricetta mi sembra chiara e semplice, di quelle che funzionano ma che ci vuole coraggio per applicare: ha radicalizzato posizioni democratiche fino a renderle chiarissime e ha puntato su una biografia tanto comune quanto dolorosa.

Alexandria si è occupata di immigrazione, lei che è figlia di madre portoricana e di padre nativo del Bronx, recandosi al confine col Messico per mostrare i risultati delle chiusure dell’attuale presidente Trump, ovvero bambini separati dai genitori.

Ha stigmatizzato il legame con Wall Street dell’insigne avversario, lei che sta finendo di pagare il debito che gli studenti americani non abbienti contraggono per studiare all’università, facendo la cameriera.

Ha fatto una campagna virale in cui inizia la giornata truccandosi e portandosi dietro le scarpe di ricambio, perchè lei gira in metro, democraticamente e come tutti.

Ha parlato con le donne incinte, per capirne le difficoltà e le gioie, lei che dell’essere donna fa una bandiera intelligente.

Ha iniziato a sostenere una migliore istruzione infantile, avviando una casa editrice di libri per bambini che ha cercato di ritrarre NYC in una luce positiva, lei che da bambina ha frequentato la scuola in Yorktown nella Contea di Westchester, a causa della penuria di scuole di qualità nel Bronx, segno che genitori poveri vedevano lontano.

Ha protestato contro la Riserva Sioux che si estende per 7 milioni di ettari nel South Dakota, territorio in cui i discendenti di Toro Seduto vivono come in un Gulag, con un reddito annuo di 2.000 dollari in condizioni inenarrabili. Lei che è esponente di una minoranza etnica, cosa che ostenta con grande sagacia.

Ha puntato sulla Medicare for all, lei che è orfana di un padre morto giovane di tumore, ma su questo non dice nulla di più, segno della ferita ancora aperta.

Allora, cosa ha fatto Alexandria? E’ stata coerente. Ha combattuto, sostenuta dalla neofita Brand New Congress, una società progressista, e ha fatto il suo dovere fino in fondo, tornando a fare politica nel locale sotto casa e nelle chiese, come una volta.

Credo che essere progressisti al giorno d’oggi significhi essere coerenti, incarnare senza veli e cosmetici la propria storia, mostrandosi per quello che si è, con l’umiltà di chi dice: “io mi impegno, come te, tutti i giorni”. Così ha vinto questa ragazza normale, con la sua significativa “banalità” così fuori dal comune negli ambienti politici (non credo Hillary Clinton abbia mai preso una metropolitana).

Il mio rammarico in una domanda: perché in Italia non funziona così? Forse, forse, perché siamo ancora troppo impantanati in una logica del compromesso, che ci impedisce di fare nascere promettenti virgulti come questo e ci teniamo Di Maio e Salvini, finti “uomini nuovi”. Ahinoi, ancora una volta dobbiamo guardare oltreoceano, a quella positiva audacia che cambia davvero la storia.

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Due uomini, due leader, un destino: il marketing al summit di Singapore

trump-kim-1000x600-770x462Più che un meeting sembra il lancio dell’ultimo film di fantascienza, l’incontro storico fra Donald Trump, il tycoon che mai avremmo immaginato di vedere nella parte di pacificatore mondiale e Kim Jong-un, ancora meno prevedibile nella parte. Il summit sarebbe stato impensabile solo pochi mesi fa e, dato che Pyongyang è fra i maggiori violatori di diritti umani al mondo, ben venga il cambio di rotta. Il documento siglato non è stato reso noto nel dettaglio; tuttavia le relazioni bilaterali tra i due Paesi sono migliorate e andranno migliorando nei prossimi tempi. Allo stesso tempo, la Corea del sud non rischia più di essere annientata dai missili e la Cina teme in misura minore una riunificazione della penisola sotto l’egida statunitense, a meno di uno tsunami politico.

Tutto bene allora? Beh, in gran parte sì e si sa: “con i se e con i ma non si fa la storia”. Tuttavia, vorrei porre l’attenzione sull’evento mediatico, tale è stato l’incontro singaporense, per intravedere cosa può celarsi dietro l’accordo. O almeno quale sia la sua vera natura.

Trump ha mostrato all’ormai amico nordcoreano un video intitolato “due uomini, due leader, un destino” prima della firma della lettera. Si tratta di un vero trailer hollywoodiano dai toni epici e trionfalistici. Alcune frasi: “Sette miliardi di persone al mondo, ma solo pochi prendono decisioni che cambiano il corso della storia (…); “La storia si evolve e in alcuni momenti quei pochi sono chiamati a fare la differenza”; “La storia la conosciamo, ci interessa il futuro”; e poi, attenzione: “Possiamo scegliere di tornare indietro o di andare avanti, condividendo un futuro di prosperità e abbondanza in cui la luce del sole brillerà chiara”. Il `magnate vuole fare la storia, il che è più che normale trattandosi del Presidente della maggiore potenza mondiale. Peraltro, prendendo i due proverbiali piccioni, ottiene anche il risultato di proteggere l’America da possibili attacchi di Pyongyang, inaugurando quella che i media americani hanno battezzato una diplomazia non convenzionale.

In realtà una completa denuclearizzazione della Corea del nord sembra difficile; temo che la prospettiva più probabile sia la non-proliferazione, con relativo mantenimento della posizione di potenza nucleare de facto. Insomma, il termine “non proliferazione” verrà interpretato in maniera soggettiva da ciascuno dei due paesi ma è già molto, sia chiaro. Kim cosa chiederà in cambio? L’uomo definito da Trump, non a caso, “hard negociator” cercherà di ottenere quanti più vantaggi economici possibili: ovvero un alleviamento delle sanzioni e soprattutto nuovi investimenti americani. Secondo alcune fonti, pare che sarà proprio una Trump Tower il simbolo dell’accordo fra le due potenze nucleari, mentre il primo McDonald’s ha già aperto a Pyongyang. Insomma, la denuclearizzazione della penisola, alquanto improbabile come detto, frutterà a Kim ulteriore popolarità e ad ambedue qualche ritorno economico.

Ecco che il mondo di prosperità di cui parla il video mostrato da Trump al nordcoreano suona come un patto d’acciaio: io ti chiedo di rinunciare a qualcosa, in cambio tu ottieni un ritorno di immagine ed economico, by the way: insieme a me! Qualcosa di male? Non necessariamente: la Corea del nord è un Paese in una situazione difficile. Denutrizione, povertà e scarsa istruzione rendono il popolo molto debole. Le sanzioni economiche hanno fatto il resto, insieme all’isolamento.

Se questo futuro di cui recita il trailer mostrato dall’Americano sarà così roseo per la gente, resta da vedere. Certamente il rischio del conflitto nucleare rimane ormai ai margini e questo è il risultato di una realpolitik spinta alle estreme conseguenze. Speriamo solo che la promessa di ricchezza non si traduca in uno sfruttamento ed indottrinamento culturale nei rispetti della popolazione locale, che certamente merita di potersi ricostruire su basi più solide che non un’operazione di marketing. Tuttavia, meglio un passo avanti anche mal fatto che nulla, a patto di sapere che questo summit è anche un lancio di un progetto economico, non solo di ideali di pace.

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Se la persona sbagliata dice la cosa giusta

54436538687968-770x513.jpg“Se la persona sbagliata dice la cosa giusta”, così titola lo Spiegel riguardo alle parole pronunciate dal Commissario UE al bilancio Gunther Oettinger, noto per il suo linguaggio politicamente scorretto.

Il Commissario aveva affermato: “La mia preoccupazione e aspettativa è che gli sviluppi dei mercati, delle obbligazioni e dell’economia italiana delle prossime settimane saranno così ampie che potrebbero diventare un segnale che indichi agli elettori, dopotutto, di non votare per i populisti a destra e sinistra”.

Salvini ha tuonato che a Bruxelles non conoscono vergogna, mentre Di Maio ha parlato di Italia trattata come una colonia estiva. Sarà, ma dietro questi slogan non si nasconderà forse la paura che gli elettori mettano a fuoco cosa sta accadendo?

Secondo Peter Cardillo, Chief Market Economist alla Spartan Capital Securities di New York: “Se Moody’s o Fitch dovessero tagliare il rating [che indica la capacità di solvibilità del soggetto finanziario Italia, ovvero la capacità del nostro paese di pagare il suo debito pubblico], allora lo spread potrebbe balzare anche verso i 500-600 punti, portando il Paese al default”. È interessante notare che mentre Di Maio dichiarava che non avrebbe proceduto con la procedura di impeachment nei confronti di Mattarella, lo spread è sceso.

Il leader pentastellato ha paventato così, per propaganda, un impeachment impossibile costato molto all’Italia.

Questo perché? Perché dietro ai proclami che così incautamente si fanno, ci sono le vite di tutti noi e, per metterla su un piano meno sentimentale, l’azienda Italia che perde il suo valore nei mercati finanziari.

Quindi, a malincuore, devo dire che Oettinger ha fatto bene a richiamare l’attenzione in maniera tanto severa sull’Italia e sulla responsabilità che gli elettori hanno verso se stessi in primis.

L’aumento dei populismi, radicati sia a nord che a sud, ha già causato un aumento vertiginoso della spesa pubblica italiana, che ammonta a 2,7 trilioni di dollari (!); lo stato di incertezza in cui versiamo poi pesa anche sulle borse degli altri Paesi. Non resta che augurarsi che i recenti risultati elettorali ci diano una dimensione di quello che sta accadendo, che ci salvino dal rischio di un default e ci diano una seconda possibilità, da sfruttare al meglio questa volta.

La mia impressione è che la condizione di vita del ceto medio si sia abbassata a tal punto che personaggi che incarnano rabbia appaiono in qualche modo come consolatori, e alfieri di un malessere. Tuttavia essi sono sterili, anzi nocivi, come hanno dimostrato. L’Italia ha disperato bisogno di puntare su persone valide moralmente e culturalmente con quel dono di umiltà che ad un Paese ferito farebbe tanto bene. Anche sullo scenario internazionale appariamo una caricatura di noi stessi, ma all’alba della nascita del governo Conte le borse volano. Sarà una cospirazione anche questa? No, il punto è che il prof. Conte è persona preparata e seria. Questa è la medicina.

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La guerra e il volto dell’amore

Schermata-2018-04-17-alle-10.32.31-400x450Masa e Malaz sono due gemelline (bellissime) di sette anni, siriane; da quando sono nate hanno conosciuto solo la guerra, iniziata appunto sette anni fa.

La mamma Amani, vestita di nero nella foto, ha raccontato ad un reporter del Sunday Times i particolari dell’attacco chimico mosso, secondo le fonti ufficiali, da al-Assad: “Il gas era piccante in gola, come peperoncino, le persone intorno a me cadevano a terra”, “ho visto un medico in lacrime perchè aveva solo tre medicine per quaranta pazienti”.

Ora leggiamo Macron, gongolante, che si dipinge come regista dell’attacco USA in risposta alla sopra citata vicenda siriana e l’ambasciatrice ONU Nikki Haley che promette di “punire ancora la Russia”, parlando con Fox News.

E mi soffermo a guardare questa foto per dei minuti, ma continuerei per ore se non fosse per i bimbi e gli studi che chiamano. Tuttavia faccio in tempo a domandarmi cosa mi dicano questi volti meravigliosi: quegli occhi verdi, quei due orsetti, quella mamma reclina sulla bimba a curarla, quella postura elegante di Malaz, la piccola a destra.

Mi dicono che l’uomo, nonostante tutto, è per natura capace di andare oltre la contingenza, di trascendere se stesso per muoversi verso l’Altro: amiamo in qualunque condizione, sempre. Così ha fatto Amani, che sentito il gas ha preso per mano le gemelline, è scappata, ha cercato il marito e insieme sono fuggiti in ospedale. Così, come avrei fatto io nella sua situazione, come faccio io quando i miei bimbi non stanno bene: cerco il papà e corriamo a curarli.

Ecco, io e Amani, i miei bimbi e Masa e Malaz, siamo tutti intrinsecamente uguali e i nostri volti ci restituiscono quest’intuizione originaria. I nostri volti, infatti, spesso dimostrano quello che non riusciamo a dire, ovvero che ci costituiamo sempre nella relazione con l’altro.

Emmanuel Levinas, meraviglioso filosofo dell’etica, sosteneva che l’uomo fosse solo di fronte alla propria esistenza, tanto inalienabile quanto pesante, ma che nel rapporto con l’Altro trovasse soddisfatta quell’istanza di trascendenza altrettanto propria dell’essere umano. La foto, in definitiva, mi dice che queste tre donne si trovano obtorto collo a vivere una condizione quasi inesplicabile per quanto sia complicata, ma la vivono insieme, nell’amore che le unisce, nella solidarietà con le vittime del massacro in cui quotidianamente si trovano.

Dunque, l’umano è capace del meglio come del peggio, ma guardando il bene anche il peggio diventa migliore, per quel sentore di umanità (amore) che per essenza risiede in lui. Speriamo che Trump, Putin, al-Assad e tutti noi guardiamo bene questi tre volti: parlano di tutti loro, così come di tutti noi. Forse potranno cambiare il cuore di qualcuno.

Anche apparso su https://mauroleonardi.it/2018/04/19/le-lettere-di-gavina-masala-la-guerra-e-il-volto-dellamore/

Siria: e se provassimo una strategia della solidarietà?

trump-agosto-2017-1030x615-1030x600Almeno 20 civili, tra cui 16 bambini, sono rimasti uccisi il 21 marzo 2018 a Idlib, nel nord-ovest della Siria.

La città è postazione strategica, al confine con la Turchia, ove sia Turchia che Siria hanno interessi: alla prima sta a cuore che non vi si instauri un regime jihadista, alla seconda che essa possa costituire serbatoio di accoglienza per gli islamici arresi al regime di Assad durante il conflitto.

Il papa si dice inorridito, il Vaticano partecipa al vertice UE sul futuro del Paese con l’arcivescovo Gallagher e dichiara: “La Santa Sede è profondamente preoccupata per le sofferenze della popolazione”. Trump minaccia una risposta militare e si consulta con Francia e Regno Unito, mentre arriva in visita a Palazzo Chigi il numero due dell’ambasciata americana Kelly Dignan.

Intanto, a pagare un certo eccesso di diplomazia e una scarsa chiarezza nei rispetti del regime di al-Assad sono i civili, che fino a qualche anno fa erano persone certo vessate da un regime autoritario, ma molto lontano da quanto sta accadendo oggi, molto. Mi sembra insomma che il massacro stia diventando qualcosa cui ci siamo assuefatti, cui abbiamo fatto il callo, qualcosa che in fin dei conti reputiamo lontano.

Al- Assad questo lo sa e certamente si è rallegrato parecchio nelle ultime settimane a sentire Mr. Trump paventare un ritiro delle truppe statunitensi dal Paese: “Siria will soon become somebody else’s problem” aveva dichiarato l’uomo più potente della terra, mentre l’ex Segretario di Stato USA aveva detto il contrario pochi giorni prima, meritando il licenziamento.

Allora, perché scrivere di eventi così tristi e complessi? Perchè a mio modo di vedere non possiamo vivere in una società che si presume interconnessa, se come prima connessione non usiamo quella inter-umana. Se tutti ci lasciassimo ferire dagli eventi in corso, non potremmo rimanere insensibili a quanto sta accadendo e cercheremmo in ogni modo di restituire una dignità ad un popolo così sciagurato. Questo lo possono fare i governanti meglio di chiunque, ma anche una società civile educata al valore (giudaico-cristiano) della solidarietà, all’etica dell’amore per il prossimo. Sì, è da una comunità internazionale inter-umana e inter-soggettiva che sfida le logiche del singolo, per rileggere l’uomo come creatura responsabile verso sé e verso gli altri, che possono venire soluzioni. Frasi come: “La Siria diverrà presto problema di qualcun altro” non depongono né a favore di un buon stratega né tanto meno a favore di un uomo buono, che le due cose non devono essere slegate. No?

Anche apparso su https://mauroleonardi.it/2018/04/14/le-lettere-di-gavina-masala-siria-e-se-provassimo-una-strategia-della-solidarieta/

Iniziamo dalle piccole cose

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Come evidenziato da Angelo Panebianco, le elezioni del 4 marzo hanno decretato vincitore il partito anti società aperta per definizione: il MoVimento 5 Stelle; dal giorno delle elezioni mi pare però che stiamo rasentando l’inerzia, per non dire la vacuità.

Forse in un altro momento storico le consultazioni, le pratiche rituali, i riflettori puntati sul premier in pectore e gli ammiccamenti di Berlusconi sarebbero passati come qualcosa di ordinario, ma allo stato attuale a me sembra che si stia solo perdendo tempo e che ciò, purtroppo, porterà alla famosa montagna che partorisce un sassolino.

Insomma, azzardo: forse gli italiani cercavano novità, un cambio di pagina, un’onda nuova ma si ritroveranno a navigare in un mare piatto.

Tuttavia, nell’attuale scenario paludoso mi sono imbattuta in una semplice quanto efficace iniziativa del Corriere della Sera, ottima nei contenuti e facilmente applicabile, che voglio sottolineare per evidenziare quanto sia semplice cambiare con azioni piccole.

Il quotidiano suggerisce da qui a maggio una proposta legislativa a settimana che sia lineare, motivata e documentata in maniera esaustiva.

Nello specifico si parte dall’istruzione: si richiede il tempo pieno per le elementari, così pure per le medie e la modifica dell’orario per le scuole superiori che dovrebbero spostare la lancetta di inizio alle 9 anzichè alle 8. Il ragionamento scaturisce alla luce degli ormai studiatissimi ritmi circadiani scoperti da Jeffrey Hall, Michael Rosbash e Michael Young. Le lezioni delle scuole primarie dovrebbero svolgersi quindi al mattino, a partire dall’ora di educazione motoria (il primo giorno è il momento migliore per potenziare i fattori trofici scoperti da Rita Levi Montalcini), per proseguire fino al pomeriggio con laboratori atti a sedimentare quanto appreso nelle ore precedenti. Questo assetto verrebbe incontro alle esigenze di famiglie in cui ambedue i genitori lavorano a tempo pieno; i bimbi che escono all’ora di pranzo, purtroppo, sono spesso una preoccupazione per chi non ha nonni o babysitter. Si tratterebbe peraltro di un’ istruzione più focalizzata sull’esperienza di quanto lo sia quella attuale, nella quale gli insegnanti lavorerebbero di più certo, ma verrebbero pagati meglio.

Anche per le medie si propone il tempo pieno, che servirebbe però a fare i compiti

insieme a compagni ed insegnanti, mettendo a disposizione reciprocamente i talenti: chi è  bravo in matematica aiuta chi lo è meno e viceversa; questo consentirebbe alle famiglie ore di tranquillità e un risparmio su lezioni private e dopo scuola varii.

Infine si propone un differimento dell’inizio delle lezioni per le scuole superiori, poichè il naturale ritmo circadiano dei ragazzi li porta a riposare tardi e a svegliarsi più tardi, cosa che consente loro di dormire il sonno cosiddetto paradosso, che facilita il sedimentarsi delle nozioni apprese nelle ore precedenti. Sic et simpliciter.

Sono idee piccole che partono da dati di fatto certi e da buon senso quelle di cui l’Italia ha bisogno oggi; siamo ad un punto in cui a mio avviso non servono grandi statisti ma uomini concreti ed illuminati dalla voglia di fare bene, nel piccolo. Purtroppo mi pare ve ne siano pochi, ma dalle pagine di un giornale o dalla società civile può, a mio avviso, nascere qualcosa di meglio che non da quanti sono accecati dal prestigio personale.

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“Cosa è il mondo?”, il tweet che viene dalla Siria, che interpella tutti

Schermata-2018-04-04-alle-15.42.46-400x450Muhammad Najem è un reporter di Goutha est, che racconta la guerra civile in corso dal 2011. Ha solo 15 anni.

“Cos’è il mondo? Può mandare uomini su Marte ma non può fare nulla per fermare un conflitto che uccide le persone?” Questa è la domanda che Muhammad rivolge al mondo e direi che questa è La Domanda.

I suoi tweet proseguono: “Abbiamo perso tutto, mio padre è stato ucciso durante i bombardamenti”, “Sto facendo le valigie per andare ad Aleppo” e via dicendo.

Muhammad sogna di fare il reporter da grande, di studiare. Scrive in inglese e combatte il black out dei mezzi di comunicazione con i suoi sefie, con video agghiaccianti in cui si vedono i cacciabombardieri russi, appena dietro di lui.

Tant’è: ONU, UNHCR, CNN, BBC, Francia, USA e via dicendo, nulla sembra poter fermare la strage. Ricapitoliamo cosa sta succedendo: La guerra civile siriana ha avuto inizio nel marzo 2011 con manifestazioni contro il governo centrale di Bashar al-Assad e contro la struttura monopartitica, nel quadro della primavera araba; da qui hanno avuto luogo una serie di rivolte nazionali che hanno aperto una vera guerra civile nel 2012. Gli scontri hanno favorito il radicarsi di una componente islamica estremista, i Salafiti, che vengono sostenuti da buona parte dei Salafiti del Golfo Persico, il cui obiettivo è l’instaurazione della Shari’a in Siria. Perciò l’Iran Sciita, corrente minoritaria in Siria, protegge il governo siriano, esponente di una branca dello sciismo, supportato anche da altri paesi sciiti, tra cui l’Iraq e l’Afghanistan.

I ribelli sono invece sostenuti dalla Turchia, dai Paesi sunniti del Golfo, da Usa, Francia e Regno Unito, mentre Cina e Russia sostengono il governo siriano.

Come si capisce e si può immaginare, lo scenario è molto complesso, gli interessi in ballo a livello macro sono enormi, ma quello che mi viene da pensare leggendo i reportage di importanti riviste internazionali è quanto sta accadendo nelle vite delle persone e a come ne usciranno, quelli che potranno, da questa situazione. Allora guardo i video di Muhammad e vengo interpellata dalla sua domanda che chiede con i suoi occhi celesti coraggiosi: “Che cosa è il mondo?”, e provo a darmi una risposta.

Il mondo o parte di esso, caro Muhammad, è quello di partiti e di correnti religiose interpreti di interessi ad oltranza, che passano sopra le vite di molti, alimentando conflitti; è un mondo di esecutori che spesso dimenticano il perché delle loro azioni. Ma il mondo è anche di quelli come te, di quelli che pongono domande che non hanno risposta, di quelli che interpellano perché vogliono la verità, non un’ideologia preconfezionata da altri. Il mondo è anche di quelli che non ci stanno, che vogliono capire, agire e avere un impatto per migliorare. Il mondo è anche di quelli che pregano, come dici di fare tu; di quelli che credono che l’uomo non sia solo appetito di ricchezza o di giustizialismo religioso, ma che credono nel dare senza chiedere; di quelli che accettano di soffrire per un futuro migliore. Come te.

Insomma, il mondo sei anche tu, che continui a metterci in discussione con le tue richieste di preghiere e il tuo desiderio di diventare reporter, tu che tra le bombe hai il coraggio di vedere un futuro e di crederci. Non so bene cosa sia il mondo, ma per abitarlo ci vuole il tuo coraggio, a Roma come a Goutha, questo lo so.

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Prospettiva a 5 stelle?

Schermata-2018-03-15-alle-10.41.55-1024x450.pngDati i risultati dell’ultima tornata elettorale, mi sono soffermata ad analizzare se questi siano dovuti al programma del MoVimento 5 stelle, scaricabile dal sito, o se invece siano espressione di altre istanze.

Vediamo alcuni capitoli essenziali delle promesse grilline come spunto di riflessione: per quanto riguarda il tema economia, riporto fedelmente quanto scritto: «misure immediate per il rilancio della piccola e media impresa sul modello francese», «ripristino dei fondi tagliati alla sanità e alla scuola pubblica con tagli alle Grandi Opere inutili come la Tav». Il  programma poi si sofferma sui capitoli del risparmio energetico e delle energie rinnovabili e chiede l’applicazione di norme già in essere, ma disattese; risulta un po’ impreciso per la verità. Passiamo al tema dei temi: il mercato del lavoro; troviamo al riguardo la proposta di abolizione della legge Biagi e quella di un «sussidio di disoccupazione garantito». Si continua con l’intento di abolire i «monopoli di fatto, e col mettere in opera «disincentivi alle aziende che generano un danno sociale (per esempio distributori di acqua in bottiglia)».

Dopo questi brevi cenni, il programma è molto più lungo per la verità, possiamo dire che esso si presta ad essere letto in molteplici modi, uno di questi è in chiave estrema: sembra infatti mirare ad abolire ingiustizie sia economiche che di principio e a tagliare con le politiche del passato; seppure tutto sia privo di argomentazioni articolate, questo si può tranquillamente evincere.

In effetti però l’unico dato di fatto è che il MoVimento ha grosse e inaspettate possibilità davanti a sé, da non sperperare: come Micromega sottolinea da tempo, in Europa ormai risultano credibili ed apprezzate solo due tipologie di politiche prive di vie intermedie. Una di queste va in favore dell’uguaglianza economica e sociale di cittadini stanchi di sperequazioni sempre più evidenti, l’altra in direzione dell’individuazione di capri espiatori, quali i migranti ad esempio. Posto che chi scrive non ritiene nè l’una nè l’altra vie buone, mi sembra un’analisi realistica e credo che Grillo & co. stiano cavalcando la prima opzione.

Ciò potrebbe avvenire anche in maniera positiva: Di Maio e gli altri potrebbero ora tranquillamente scegliere di occupare la scena da veri innovatori, proponendo a Mattarella nomi eccellenti non appartenenti all’establishment, tagliando così de facto con le vecchie logiche, andando verso quell’estremismo che i tempi richiedono e verso cui il loro programma sembra muovere, interpretandolo in maniera finalmente costruttiva. Tuttavia i nomi presentati dal MoVimento prima delle elezioni sembrano andare verso una direttrice di sostanziale mediocrità e il candidato premier sembra farsi consigliare da figure di basso calibro. La speranza però rimane: i pentastellati hanno l’occasione di incarnare un radicalismo anche buono e di associarsi a personalità sì radicali come il loro DNA richiede, ma valide e “pulite”. Servirebbero però coraggio, competenza e soprattutto umiltà. Per sgomberare il campo: chi scrive non crede in una linea estremista, tuttavia se di tinte forti la politica odierna ha bisogno, facciamo almeno che siano i colori di una tela di Kandinsky, non di un dilettante e del buono – speriamo – arriverà.

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L’incontro con l’altro, sulla soglia del divino

friendship-with-Hug-LoveSove“Il chassidismo insegna che la gioia che si prova a contatto con il mondo conduce, se la santifichiamo con tutto il nostro essere, alla gioia in Dio

Potrei sottoscrivere con convinzione quest’affermazione espressa da Martin Buber nel suo scritto Il cammino dell’uomo, splendido simposio di teologia e filosofia.

Il problema dell’uomo, di come studiarlo e interpretarlo è indubbiamente il più affascinante di tutti, poichè la peculiarità è che chi indaga è l’indagato: oggetto dell’antropologia, scienza che studia l’uomo, è infatti l’uomo stesso. Fu Kant a enunciare brillantemente che i problemi morali, gnoseologici e spirituali trovassero risposta nella definizione di uomo ma non si spinse oltre nell’indagine. Il ‘900 ci offre degli spunti preziosi, quali quelli del filosofo e teologo ebreo Martin Buber appunto, per accostarci al tema dell’umano visto non più come un oggetto da esaminare, come sostanza quale fu per Aristotele, ma come soggetto di relazioni e alle relazioni; conferendo così sia una connotazione attiva che passiva il soggetto diventa persona, trama di rapporti, esistenza.

Buber, nel tentativo di decifrare l’uomo, ci parla di esistenza dialogica, ovvero: abbiamo come prerogativa la capacità di relazionarci con l’altro, col prossimo secondo i Cristiani, ma è la natura di questa relazione ad essere speciale e a conferire sostanza e dignità all’uomo.

Possiamo infatti ravvisare almeno due modi di proporci nella sfera sociale: da un lato oggettivando chi abbiamo di fronte, ovvero indagandolo da osservatori esterni – un po’ come farebbe uno scienziato – rendendolo strumento di nostre riflessioni, quando non addirittura di calcoli personali, al fine di farne un mezzo utile al nostro percorso. Questa relazione è falsa, purtroppo agevolata dallo sviluppo delle tecnologie, che ci permettono di comunicare senza andare incontro realmente. In questa modalità non c’è uomo, non c’è umanità, non ci siamo noi. Oppure, auspicabilmente, può avvenire un incontro autentico, gratuito, non autoreferenziale, reciproco: esempio di fautori di questo secondo tipo di dialogo furono certamente Socrate e Gesù. Il primo perchè seppe usare la propria acuta intelligenza per educare gli altri ed accostarli al loro vero bene, il secondo perchè usò la Grazia del Padre per salvare l’umanità.

In queste due esperienze l’Io accetta chi ha di fronte ed ha il coraggio di incontrarlo veramente, lì dove c’è bisogno, lì dove si fa fatica ad entrare, lì dove bisogna aprirsi reciprocamente per potersi “vedere”, in un rapporto di mutualità.

Buber mette a fuoco quanto quella soglia – la chiama proprio così – in cui sostiamo per un incontro vero col prossimo, senza invaderlo, senza appropriarcene, ma solo accogliendo e donando con delicatezza, è riflesso della Grazia ed è possibile solo grazie a un rapporto con Dio improntato alla mutualità, meno asimmetrico di quanto forse siamo abituati a pensarlo.

Lo zwischen (letteralmente “tra”), soglia o interrelazione nella quale incontriamo l’altro come Dio, ovvero come ulteriorità, e Dio come l’Altro irriducibile a noi, è l’unica via per la realtà cui si arriva, a mio avviso, percependo l’indigenza di ciascuno e la reciproca ricchezza che l’uno è per l’altro. L’interrelazione con l’Altro e con Dio diventano dunque luogo in cui si esplica l’essenza dell’uomo.

Nelle parole di Buber: “Come potrebbe esistere l’uomo se Dio non ne avesse necessità? (…) Dio ha bisogno di te e tu di Dio per esistere, questo è il significato della vita”.

Questa filosofia dà luogo ad una definizione di persona molto diversa dall’individualismo, perchè la persona è nella relazione, non tanto e non solo in quella contingente, ma in quella divina, con quel “Tu eterno” che diviene precondizione per rapporti buoni, fecondi e non strumentali.

Sorge la domanda: come coltivare questo buon rapporto con Dio e col Tu che ho di fronte? Sottomettendo il proprio volere quotidiano, piccolo e minuto al Grande Volere, ovvero al desiderio di Dio. Avendo sete di Dio, mettendo questa sete a fondamento del nostro essere, rapporti interpersonali e relazione con Colui che è, saranno improntati al bene vero, che non può che essere carità, sovrabbondanza, eccedenza. Come diceva Agostino d’Ippona “ama e fa ciò che vuoi”, intendendo con ciò ravvisare l’essenza dell’uomo nella responsabilità per il bene altrui, responsabilità relazionale che riusciamo a sentire solo per Grazia.