La guerra e il volto dell’amore

Schermata-2018-04-17-alle-10.32.31-400x450Masa e Malaz sono due gemelline (bellissime) di sette anni, siriane; da quando sono nate hanno conosciuto solo la guerra, iniziata appunto sette anni fa.

La mamma Amani, vestita di nero nella foto, ha raccontato ad un reporter del Sunday Times i particolari dell’attacco chimico mosso, secondo le fonti ufficiali, da al-Assad: “Il gas era piccante in gola, come peperoncino, le persone intorno a me cadevano a terra”, “ho visto un medico in lacrime perchè aveva solo tre medicine per quaranta pazienti”.

Ora leggiamo Macron, gongolante, che si dipinge come regista dell’attacco USA in risposta alla sopra citata vicenda siriana e l’ambasciatrice ONU Nikki Haley che promette di “punire ancora la Russia”, parlando con Fox News.

E mi soffermo a guardare questa foto per dei minuti, ma continuerei per ore se non fosse per i bimbi e gli studi che chiamano. Tuttavia faccio in tempo a domandarmi cosa mi dicano questi volti meravigliosi: quegli occhi verdi, quei due orsetti, quella mamma reclina sulla bimba a curarla, quella postura elegante di Malaz, la piccola a destra.

Mi dicono che l’uomo, nonostante tutto, è per natura capace di andare oltre la contingenza, di trascendere se stesso per muoversi verso l’Altro: amiamo in qualunque condizione, sempre. Così ha fatto Amani, che sentito il gas ha preso per mano le gemelline, è scappata, ha cercato il marito e insieme sono fuggiti in ospedale. Così, come avrei fatto io nella sua situazione, come faccio io quando i miei bimbi non stanno bene: cerco il papà e corriamo a curarli.

Ecco, io e Amani, i miei bimbi e Masa e Malaz, siamo tutti intrinsecamente uguali e i nostri volti ci restituiscono quest’intuizione originaria. I nostri volti, infatti, spesso dimostrano quello che non riusciamo a dire, ovvero che ci costituiamo sempre nella relazione con l’altro.

Emmanuel Levinas, meraviglioso filosofo dell’etica, sosteneva che l’uomo fosse solo di fronte alla propria esistenza, tanto inalienabile quanto pesante, ma che nel rapporto con l’Altro trovasse soddisfatta quell’istanza di trascendenza altrettanto propria dell’essere umano. La foto, in definitiva, mi dice che queste tre donne si trovano obtorto collo a vivere una condizione quasi inesplicabile per quanto sia complicata, ma la vivono insieme, nell’amore che le unisce, nella solidarietà con le vittime del massacro in cui quotidianamente si trovano.

Dunque, l’umano è capace del meglio come del peggio, ma guardando il bene anche il peggio diventa migliore, per quel sentore di umanità (amore) che per essenza risiede in lui. Speriamo che Trump, Putin, al-Assad e tutti noi guardiamo bene questi tre volti: parlano di tutti loro, così come di tutti noi. Forse potranno cambiare il cuore di qualcuno.

Anche apparso su https://mauroleonardi.it/2018/04/19/le-lettere-di-gavina-masala-la-guerra-e-il-volto-dellamore/

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Siria: e se provassimo una strategia della solidarietà?

trump-agosto-2017-1030x615-1030x600Almeno 20 civili, tra cui 16 bambini, sono rimasti uccisi il 21 marzo 2018 a Idlib, nel nord-ovest della Siria.

La città è postazione strategica, al confine con la Turchia, ove sia Turchia che Siria hanno interessi: alla prima sta a cuore che non vi si instauri un regime jihadista, alla seconda che essa possa costituire serbatoio di accoglienza per gli islamici arresi al regime di Assad durante il conflitto.

Il papa si dice inorridito, il Vaticano partecipa al vertice UE sul futuro del Paese con l’arcivescovo Gallagher e dichiara: “La Santa Sede è profondamente preoccupata per le sofferenze della popolazione”. Trump minaccia una risposta militare e si consulta con Francia e Regno Unito, mentre arriva in visita a Palazzo Chigi il numero due dell’ambasciata americana Kelly Dignan.

Intanto, a pagare un certo eccesso di diplomazia e una scarsa chiarezza nei rispetti del regime di al-Assad sono i civili, che fino a qualche anno fa erano persone certo vessate da un regime autoritario, ma molto lontano da quanto sta accadendo oggi, molto. Mi sembra insomma che il massacro stia diventando qualcosa cui ci siamo assuefatti, cui abbiamo fatto il callo, qualcosa che in fin dei conti reputiamo lontano.

Al- Assad questo lo sa e certamente si è rallegrato parecchio nelle ultime settimane a sentire Mr. Trump paventare un ritiro delle truppe statunitensi dal Paese: “Siria will soon become somebody else’s problem” aveva dichiarato l’uomo più potente della terra, mentre l’ex Segretario di Stato USA aveva detto il contrario pochi giorni prima, meritando il licenziamento.

Allora, perché scrivere di eventi così tristi e complessi? Perchè a mio modo di vedere non possiamo vivere in una società che si presume interconnessa, se come prima connessione non usiamo quella inter-umana. Se tutti ci lasciassimo ferire dagli eventi in corso, non potremmo rimanere insensibili a quanto sta accadendo e cercheremmo in ogni modo di restituire una dignità ad un popolo così sciagurato. Questo lo possono fare i governanti meglio di chiunque, ma anche una società civile educata al valore (giudaico-cristiano) della solidarietà, all’etica dell’amore per il prossimo. Sì, è da una comunità internazionale inter-umana e inter-soggettiva che sfida le logiche del singolo, per rileggere l’uomo come creatura responsabile verso sé e verso gli altri, che possono venire soluzioni. Frasi come: “La Siria diverrà presto problema di qualcun altro” non depongono né a favore di un buon stratega né tanto meno a favore di un uomo buono, che le due cose non devono essere slegate. No?

Anche apparso su https://mauroleonardi.it/2018/04/14/le-lettere-di-gavina-masala-siria-e-se-provassimo-una-strategia-della-solidarieta/

Iniziamo dalle piccole cose

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Come evidenziato da Angelo Panebianco, le elezioni del 4 marzo hanno decretato vincitore il partito anti società aperta per definizione: il MoVimento 5 Stelle; dal giorno delle elezioni mi pare però che stiamo rasentando l’inerzia, per non dire la vacuità.

Forse in un altro momento storico le consultazioni, le pratiche rituali, i riflettori puntati sul premier in pectore e gli ammiccamenti di Berlusconi sarebbero passati come qualcosa di ordinario, ma allo stato attuale a me sembra che si stia solo perdendo tempo e che ciò, purtroppo, porterà alla famosa montagna che partorisce un sassolino.

Insomma, azzardo: forse gli italiani cercavano novità, un cambio di pagina, un’onda nuova ma si ritroveranno a navigare in un mare piatto.

Tuttavia, nell’attuale scenario paludoso mi sono imbattuta in una semplice quanto efficace iniziativa del Corriere della Sera, ottima nei contenuti e facilmente applicabile, che voglio sottolineare per evidenziare quanto sia semplice cambiare con azioni piccole.

Il quotidiano suggerisce da qui a maggio una proposta legislativa a settimana che sia lineare, motivata e documentata in maniera esaustiva.

Nello specifico si parte dall’istruzione: si richiede il tempo pieno per le elementari, così pure per le medie e la modifica dell’orario per le scuole superiori che dovrebbero spostare la lancetta di inizio alle 9 anzichè alle 8. Il ragionamento scaturisce alla luce degli ormai studiatissimi ritmi circadiani scoperti da Jeffrey Hall, Michael Rosbash e Michael Young. Le lezioni delle scuole primarie dovrebbero svolgersi quindi al mattino, a partire dall’ora di educazione motoria (il primo giorno è il momento migliore per potenziare i fattori trofici scoperti da Rita Levi Montalcini), per proseguire fino al pomeriggio con laboratori atti a sedimentare quanto appreso nelle ore precedenti. Questo assetto verrebbe incontro alle esigenze di famiglie in cui ambedue i genitori lavorano a tempo pieno; i bimbi che escono all’ora di pranzo, purtroppo, sono spesso una preoccupazione per chi non ha nonni o babysitter. Si tratterebbe peraltro di un’ istruzione più focalizzata sull’esperienza di quanto lo sia quella attuale, nella quale gli insegnanti lavorerebbero di più certo, ma verrebbero pagati meglio.

Anche per le medie si propone il tempo pieno, che servirebbe però a fare i compiti

insieme a compagni ed insegnanti, mettendo a disposizione reciprocamente i talenti: chi è  bravo in matematica aiuta chi lo è meno e viceversa; questo consentirebbe alle famiglie ore di tranquillità e un risparmio su lezioni private e dopo scuola varii.

Infine si propone un differimento dell’inizio delle lezioni per le scuole superiori, poichè il naturale ritmo circadiano dei ragazzi li porta a riposare tardi e a svegliarsi più tardi, cosa che consente loro di dormire il sonno cosiddetto paradosso, che facilita il sedimentarsi delle nozioni apprese nelle ore precedenti. Sic et simpliciter.

Sono idee piccole che partono da dati di fatto certi e da buon senso quelle di cui l’Italia ha bisogno oggi; siamo ad un punto in cui a mio avviso non servono grandi statisti ma uomini concreti ed illuminati dalla voglia di fare bene, nel piccolo. Purtroppo mi pare ve ne siano pochi, ma dalle pagine di un giornale o dalla società civile può, a mio avviso, nascere qualcosa di meglio che non da quanti sono accecati dal prestigio personale.

Anche apparso su https://mauroleonardi.it/2018/03/25/le-lettere-gavina-masala-iniziamo-dalle-piccole-cose/ 

“Cosa è il mondo?”, il tweet che viene dalla Siria, che interpella tutti

Schermata-2018-04-04-alle-15.42.46-400x450Muhammad Najem è un reporter di Goutha est, che racconta la guerra civile in corso dal 2011. Ha solo 15 anni.

“Cos’è il mondo? Può mandare uomini su Marte ma non può fare nulla per fermare un conflitto che uccide le persone?” Questa è la domanda che Muhammad rivolge al mondo e direi che questa è La Domanda.

I suoi tweet proseguono: “Abbiamo perso tutto, mio padre è stato ucciso durante i bombardamenti”, “Sto facendo le valigie per andare ad Aleppo” e via dicendo.

Muhammad sogna di fare il reporter da grande, di studiare. Scrive in inglese e combatte il black out dei mezzi di comunicazione con i suoi sefie, con video agghiaccianti in cui si vedono i cacciabombardieri russi, appena dietro di lui.

Tant’è: ONU, UNHCR, CNN, BBC, Francia, USA e via dicendo, nulla sembra poter fermare la strage. Ricapitoliamo cosa sta succedendo: La guerra civile siriana ha avuto inizio nel marzo 2011 con manifestazioni contro il governo centrale di Bashar al-Assad e contro la struttura monopartitica, nel quadro della primavera araba; da qui hanno avuto luogo una serie di rivolte nazionali che hanno aperto una vera guerra civile nel 2012. Gli scontri hanno favorito il radicarsi di una componente islamica estremista, i Salafiti, che vengono sostenuti da buona parte dei Salafiti del Golfo Persico, il cui obiettivo è l’instaurazione della Shari’a in Siria. Perciò l’Iran Sciita, corrente minoritaria in Siria, protegge il governo siriano, esponente di una branca dello sciismo, supportato anche da altri paesi sciiti, tra cui l’Iraq e l’Afghanistan.

I ribelli sono invece sostenuti dalla Turchia, dai Paesi sunniti del Golfo, da Usa, Francia e Regno Unito, mentre Cina e Russia sostengono il governo siriano.

Come si capisce e si può immaginare, lo scenario è molto complesso, gli interessi in ballo a livello macro sono enormi, ma quello che mi viene da pensare leggendo i reportage di importanti riviste internazionali è quanto sta accadendo nelle vite delle persone e a come ne usciranno, quelli che potranno, da questa situazione. Allora guardo i video di Muhammad e vengo interpellata dalla sua domanda che chiede con i suoi occhi celesti coraggiosi: “Che cosa è il mondo?”, e provo a darmi una risposta.

Il mondo o parte di esso, caro Muhammad, è quello di partiti e di correnti religiose interpreti di interessi ad oltranza, che passano sopra le vite di molti, alimentando conflitti; è un mondo di esecutori che spesso dimenticano il perché delle loro azioni. Ma il mondo è anche di quelli come te, di quelli che pongono domande che non hanno risposta, di quelli che interpellano perché vogliono la verità, non un’ideologia preconfezionata da altri. Il mondo è anche di quelli che non ci stanno, che vogliono capire, agire e avere un impatto per migliorare. Il mondo è anche di quelli che pregano, come dici di fare tu; di quelli che credono che l’uomo non sia solo appetito di ricchezza o di giustizialismo religioso, ma che credono nel dare senza chiedere; di quelli che accettano di soffrire per un futuro migliore. Come te.

Insomma, il mondo sei anche tu, che continui a metterci in discussione con le tue richieste di preghiere e il tuo desiderio di diventare reporter, tu che tra le bombe hai il coraggio di vedere un futuro e di crederci. Non so bene cosa sia il mondo, ma per abitarlo ci vuole il tuo coraggio, a Roma come a Goutha, questo lo so.

Anche apparso su https://mauroleonardi.it/2018/04/05/le-lettere-di-gavina-masala-cosa-e-il-mondo-il-tweet-che-viene-dalla-siria-che-interpella-tutti/