Né con speranza né con timore

sunset-1997643_960_720Alessio il Sinto, Mario Seferovic nella realtà, è un ragazzo bosniaco di vent’anni nato a Napoli, Rom, residente nel campo nomadi di via Salone a Roma, che un bruttissimo e nefasto giorno decide, insieme all’amico Maikon Bilomante Halovic, di violentare due ragazzine di quattordici anni conosciute su Facebook.

Le responsabilità sono tante, di tanti, l’elenco è veramente lungo: Roma è una città abbandonata, alla faccia di quanto cerchi di affermare il Prefetto Paola Basilone che assicura in preparazione un nuovo “piano sicurezza”. Attualmente la città è degradata, sporca e questo favorisce degenerazione ad alti livelli. Non ammetterlo è penoso e colpevole. I parchi sono terra di nessuno ed io, mamma di due bimbi in tenerissima età, non li porto mai volentieri. Il web, che è una possibilità di conoscenza, ma che va saputo utilizzare e soprattutto che deve rimanere strumento, non fine. Ma le due ragazze erano veramente troppo giovani per potere fare questo distinguo, e si sono trovate impantanate in qualcosa che non hanno saputo gestire, appena uscite dall’età dei giochi. I campi rom, realtà che nasconde sacche di delinquenza della più deteriore, le autorità tollerano e le forze dell’ordine non sono un numero tale da potere controllare quanto vi avvenga. I genitori? Beh, sebbene Maria Latella dalle colonne del Messaggero di ieri lo faccia, con motivazioni più che valide a mio avviso, proprio non me la sento di puntare il dito contro di loro. Certo, avrebbero dovuto e potuto controllare, magari lo hanno fatto senza esito o magari non lo hanno fatto perché lavorano troppo o semplicemente non sanno farlo. Chissà. Sta di fatto che sono vittime loro, in un certo senso al pari delle figlie.

Purtroppo insomma, con concorso di cause e di colpe, è avvenuto quanto non dovrebbe mai avvenire, e da qualcosa di positivo si deve ripartire. Per ricostruire, in primis la vita di queste due giovanissime e delle loro famiglie.

Mi commuove molto pensare che il papà di una delle due le abbia aiutate a identificare l’energumeno autore dello stupro, cercando delle foto da fornire ai carabinieri. Altrettanto mi commuove pensare al blitz delle forze dell’ordine nel campo Rom in cui alloggiava il figuro: pare sia l’anticamera dell’inferno, dove odore mefitico e facce omertose abbiano “accolto” i carabinieri, biascicando di non sapere nulla. Immagino non sia stato semplice, neppure per loro, che lo fanno di mestiere.

Questa è la realtà: che accanto alla melma cresce il buono, che potrà togliere le due vittime dal pattume in cui sono state gettate. E’ vero tutto: l’immigrazione va gestita meglio, i genitori sono poco presenti, le tecnologie hanno risvolti imprevedibili ed atroci, le città sono abbandonate, nessuno si assume la responsabilità di quanto accade e potrei andare avanti.

Ma proviamo per queste incolpevoli a non dare colpe ed a partire dal buono: dalla vicinanza con le loro famiglie che potranno sperimentare, dall’aiuto che potranno ricevere e che stanno già ricevendo, da quanto – purtroppo – la loro storia potrà fare riflettere altri adolescenti che saranno portati a pensarci prima di conoscere il fidanzatino della chat.

Certo, è troppo poco per voi che non c’entravate nulla, pagate un fio davvero troppo oneroso, ma puntare il dito questa volta sarebbe fuori luogo, credo. Che la società, che tanta colpa ha in casi come questo, si assuma la responsabilità di curare le due piccole anime. E forza, ragazze, “né con speranza né con timore” – dicevano i latini – che la realtà la contemplavano, la conoscevano.

Anche apparso su https://mauroleonardi.it/2017/11/05/le-lettere-di-gavina-masala-etica-del-limite/

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Co Raggi O

virginia-raggi-in-bicicletta-#coraggio era l’hashtag della campagna elettorale di Virginia Raggi, e di coraggio e risolutezza ne dovrà avere tanti la giovane avvocatessa, primo cittadino della Capitale.
Quella di Virginia ha il volto di una vittoria della realtà sugli slogan, delle persone sui supereroi, dei fatti sulle false promesse e su tutte quelle narrazioni alle quali non crediamo più, troppo utopistiche e in fondo poco utili.

L’Italia chiede atti e valori magari anche piccoli e “scontati” quali l’onestà, l’analisi oggettiva dei problemi, soluzioni plausibili e attuabili. In una parola raziocinio.
E a chi chiedere pragmatismo se non a una donna, giovane mamma e avvocatessa? Basta guardarla in faccia Virginia per capire che non ama i fronzoli, che i suoi occhi scuri saettano sincerità e voglia di fare.

Anche Stefano Giachetti aveva provato a “vendersi” come uno vero, lo spot che lanciava la sua campagna elettorale su web era un po’ volto a questo: parlata romana, modi di fare “low profile” e un accenno al suo stare con la gente h 24. Ma non è stato abbastanza credibile, probabilmente ha anche pagato il prezzo di essere un prodotto della vecchia politica.

Certo, il rischio che ancora una volta stiamo proiettando il bisogno di onestà e trasparenza in un’altra storia inventata a uso e consumo dei mass media c’è, ma non ci vorrà molto a capirlo: basterà vedere i primi passi del sindaco Raggi, il suo programma è semplice e chiaro.

Primo punto i trasporti: l’obiettivo è di aumentare e rendere più efficienti le corse, si descrive anche con quali risorse si intende attuarlo, tra di esse i ricavi provenienti da banalissimi controlli sul rispetto degli obblighi tariffari degli utenti, usufruendo di personale ATAC sottoutilizzato.

Staremo a vedere, ma si tratta di obiettivi e misure tanto piccoli quanto rivoluzionari, che impatteranno sulla cultura del romano medio, ormai improntata al laissez faire, come reazione al malcostume inveterato che governa la città, come meccanismo di sopravvivenza. Di certo la nuova inquilina del Campidoglio piace alla stampa internazionale (finalmente!): perfino Le monde sottolinea quanto l’inesperienza dei grillini giochi a loro favore, nel garantire onestà o quantomeno una fedina penale pulita, ma soprattutto rimarca quanto la Raggi cerchi di essere un primus inter pares, ovvero cerchi la collaborazione dei romani, che dovranno aiutarla a trovare vie per tutelarli.
Il suo spot elettorale in effetti abbondava di riferimenti in tal senso: si appellava a quanti si alzano alle 5 del mattino, per non correre il rischio di non trovare autobus per recarsi al lavoro, alle mamme che si fanno in quattro per trovare asili nido pubblici per i loro bambini e via dicendo.

Insomma, la promessa è di rispolverare il valore della Città eterna grazie ai suoi cittadini, speriamo non sia solo marketing.

Speriamo si possa finalmente fare di Roma una città europea.

Anche apparso su: https://mauroleonardi.it/2016/06/21/le-lettere-di-gavina-masala-co-raggi-o/