Non solo per profitto

maxresdefaultChe relazione esiste tra crescita economica e sviluppo umano? Il secondo sembrerebbe un concetto più ampio, che va oltre l’homo oeconomicus per considerare una dimensione piú umana appunto, quella che Aristotele definiva “fioritura umana”.

Mentre pensavo alla risposta a questa domanda, che mi sta molto a cuore, mi sono imbattuta in un interessante articolo di Roberto Bonzio, creatore del bel portale Italianidifrontiera.com, che commenta un viaggio effettuato nella Silicon Valley al fine di capire che cosa ha fatto di questa piccola arida vallata statunitense un vero Eldorado, capace di governare l’intero universo economico-finanziario.

La Silicon Valley, striscia di terra nell’alta California storicamente meta dei cercatori d’oro dell’800, culla dei movimenti beat e della controcultura americana, poi centro nevralgico mondiale dell’innovazione e del web, del mondo in silicone insomma, che molti economisti davano per finita, è ancora la culla di aziende quali Apple, Facebook, Uber, Airbnb e, soprattutto, delle università di Berkeley e Stanford, veri centri propulsori di innovazione.

Inutile dire che qui le figure lavorative più ricercate sono programmatori, manager, creativi e web designer, insomma certo non filosofi o umanisti.
Abbandoniamo però solo per un attimo la Silicon e consideriamo quanto spesso, nelle nostre “piccole” realtà quotidiane ci lamentiamo dell’ignoranza diffusa, dei comportamenti antisociali che chiunque di noi subisce, di quanta poca attenzione vi sia al diverso, tanto più se svantaggiato in quanto povero o disabile.

Bene, Martha Nussbaum parla di una crisi che sta passando inosservata, ovvero quella dell’istruzione, dettata dalle nazioni che in ossequio alla logica del profitto eliminano ogni tipo di studio umanistico, unico mezzo che l’essere umano ha per riflettere su se stesso in maniera critica, sí da migliorarsi.

E allora, a quale democrazia vogliamo aspirare se promuoviamo uomini che non sono in grado di riflettere su di sé e sull’altro, che non possiedono nozioni per essere osservatori attenti della propria storia e di quella dell’umanità? Gli studi umanistici andrebbero promossi dalle stesse democrazie, se queste fossero veramente interessate ad auto-alimentarsi, non solo economicamente, anche perchè un mero sviluppo economico non può che essere miope se non accompagnato da una visione. Come può il cittadino economico partecipare alla democrazia se non creando il disastro antropologico che vediamo attualmente in atto in tutto il mondo “progredito”?

Oggi le sfide, anche per l’etica e la morale democratiche, sono sempre maggiori: immigrazione, bioetica, convivenza tra diverse religioni, ed è chiaro che un uomo non completamente calato nella sua umanità non è in grado di affrontarle.

E’ evidente che la discussione in merito diventerebbe complessa ed eccederebbe questa breve lettera dedicata ad un blog, ma credo sia il Tema su cui riflettere: inutile lamentarsi del fallimento della politica, senza prima indagarne la causa profonda, a mio avviso da rinvenire nella crisi della cultura umanistica.

Anche apparso su: https://mauroleonardi.it/2016/09/13/le-lettere-di-gavina-masala-non-solo-per-profitto/

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