Abortite perché femmine. Le “non volute” del Montenegro.

Schermata-2017-11-22-alle-16.38.45Nezeljena significa non voluta in montenegrino, non voluta come migliaia di bambine abortite perché femmine. Nezeljena è la campagna lanciata dalla Ong montenegrina Centro per i Diritti delle Donne, che denuncia il fenomeno degli aborti selettivi nel Paese. Stando alle statistiche ed in particolare al rapporto ONU sulle popolazioni asiatiche del 2012, sarebbero state centodiciassette milioni le donne mai nate. Potrei andare avanti citando i Paesi che praticano e suggeriscono di non portare avanti la gravidanza dopo le prime ecografie che rivelino il sesso del nascituro, ma mi fermo, se stessi parlando direi che vorrei tacere un po’. Pensare.

Pensare che un fenomeno del genere deva avere delle radici profonde: nessuna donna abortirebbe a cuor leggero e chi è donna lo sa. Ipotizzo che la radice può profonda sia la povertà che renda le potenziali mamme fragili di fronte alla prospettiva di un futuro per sé e per la propria bimba ingrato, magari simile al loro presente scandito da fame, impossibilità di studiare, malattie e solitudine. Un’altra radice potrebbe rinvenirsi nell’indiscutibile androcrazia che caratterizza tutto il mondo: Paesi ricchi e non mettono solo uomini in posti di potere politico ed economico, con la conseguente diffusa mancanza di carità, di psicologismo, di cura, che pervade il mondo post moderno, che ama favorire attitudini più pratiche e orientate al profitto.

Ed ecco che il panorama fosco che tratteggiavo all’inizio non può lasciarci indifferenti o farci pensare che siano Paesi lontani lo scenario di quest’orrore, perché le precondizioni le creiamo noi, il nostro consumismo che favorisce sacche di povertà, la nostra superficialità che ci fa guardare al piccolo quotidiano fatto di minute conquiste personali a discapito di chi ci sta intorno. Possiamo negarlo? Io credo di no, mi pare evidente che stiamo andando verso una deresponsabilizzazione dell’essere umano che sempre meno accetta i limiti, che la vita stessa impone. Non voglio tuttavia strumentalizzare la questione per un ragionamento personale e preferisco limitarmi ad una piccola ulteriore considerazione: giorni fa si è riunito il Pontificio Consiglio della Cultura, sotto la presidenza del Cardinale Ravasi per trattare di questioni inerenti la genetica, le neuroscienze e l’intelligenza artificiale. In agenda la flessibilità del DNA che consentirebbe da un lato la cura per alcune malattie genetiche e dall’altro di creare esseri umani “su ordinazione”, dico io.

Mi viene da pensare che per gestire questioni di tale complessità quali “l’opportunità” o meno di avere figlie femmine in Paesi segnati dalla miseria e la potenzialità di modificare l’uomo, immagino per renderlo più intelligente e performante, richiedano una capacità di discernimento – come disse Papa Francesco pochi giorni fa riguardo alla questione del “fine vita” –  che mi domando se si possa accompagnare ad un’umanità sempre più tesa al profitto ad ogni costo. Un uomo sempre più avaro di valori, cultura, principii, sempre più volatile o, come si ama dire, liquido potrà mantenere quel criterio di proporzionalità e di benessere complessivo della persona, di cui sempre Papa Francesco ha detto?

Anche apparso su https://mauroleonardi.it/2017/11/23/le-lettere-di-gavina-masala-abortite-perche-femmine-le-non-volute-del-montenegro/

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Heidegger e Papa Francesco

PapaFr“La tentazione di insistere è insidiosa, è moralmente lecito rinunciare all’applicazione di mezzi terapeutici, o sospenderli, quando il loro impiego non corrisponde a quel criterio etico ed umanistico che si definisce proporzionalità delle cure”. Va dritto al punto Papa Francesco nel convegno sul “fine vita” alla Pontificia Academia Pro Vita, come nel suo stile non lascia zone buie, spiega bene cosa intenda: parla di supplemento di saggezza necessario a quanti chiamati a discernere – usa bene questo termine, sulla scorta di Sant’Ignazio di Loyola – sull’opportunità o meno di proseguire con interventi terapeutici che non promuovano la salute integrale della persona; parla di proporzionalità delle cure.

Chiarissimo e chiarissimi anche i riferimenti a quanto affermato nel catechismo della Chiesa Cattolica e da Pio XII nel 1957 nonché dall’ex Sant’Uffizio nel 1980.

Heidegger, filosofo controverso, sottile e difficilissimo, si interrogò sull’essere e sul rapporto che questo ha con la tecnica. Vediamo: l’uomo per Heidegger è luogo dell’essere, l’unico essere che sa di esistere e che abbia la capacità di interrogarsi sullo stesso, di rielaborarlo, di trarre un quid che stia dietro ad ogni cosa; lo percepisce, anche se rimane come sorta di fondo oscuro ma al quale ci avviciniamo costantemente ed incessantemente. Bene, agendo attraverso la tecnica l’uomo svela l’essere, ovvero sia: se l’artigiano fa una sedia lo fa perché questa abbia uno scopo, dunque con la tecnica porta alla luce l’essere della sedia. Ma la questione nel caso dell’uomo e della tecnica può essere assai più complessa, quando non si producano solo oggetti ma ove si susciti la natura in qualcosa che altrimenti non farebbe da sé, come nel caso di farmaci o macchine o energie, per trarne un vantaggio o profitto, specifico che a quanto io ne sappia il filosofo non affrontò questioni inerenti precipuamente la medicina.

Se l’artigiano plasmando la materia dà ad essa una finalità che non avrebbe potuto essere altrimenti che quella, dall’altro c’è la tecnica moderna che attraverso la creazione di macchine, computer, medicine, mass media crea un sistema che sprigiona energie che interrogano l’essere stesso. Insomma, se costruisco una macchina che tenga in vita l’essere umano sto interpellando l’essere stesso sulla vita, sul suo senso, sul limite, sull’accettazione, e chi più ne ha più ne metta. Esattamente a questo punto, in questa riserva di significati, l’uomo perde la sua signoria sulla tecnica, non è più artigiano ma rischia di essere sopraffatto dai mezzi che crea, interpellato da essi di non saper rispondere.

Bene fa Papa Francesco a ricordare che serve un supplemento di saggezza e, soprattutto, di discernimento perché pare che se siamo diventati così bravi a creare oggetti o medicine, viva Dio, non siamo altrettanto bravi ad applicarli come e quando serva. Non che sia semplice, tutt’altro, ma ho il timore che la tendenza a vedere profitto e leggi del successo ovunque offuschi l’uomo sul suo vero essere creatura o, se si preferisce, mera unità biologica, finita. Nasciamo, viviamo e moriamo. Tutti. La sensazione che ho, però, è che viviamo per dimenticarcelo e sfuggiamo all’approfondimento che l’applicazione di certa tecnica richiede. In definitiva perdiamo il senso del reale.

Solo briciole

briciole.PNGWilly Herteleer muore nel febbraio 2015, papa Francesco ne chiede la sepoltura. Nessuno sa chi sia Willy, non fa parte del jet set, né della scena politica internazionale, ma a Piazza San Pietro era conosciuto: aveva amicizie importanti, tra cui un noto giurista rotale, che si fermava spesso a pregare con lui.

Willy era un clochard, di quelli che non mancano mai, le guardie svizzere lo avevano soprannominato l’araldo di Sant’Anna, vai a sapere perché, che differenza fa? Quello che sappiamo è che Willy era importante, al punto che il Papa ne richiese la sepoltura.

Sarebbe bello affrontassimo con questo spirito la morte delle ventisei donne migranti giunte a Salerno su nave spagnola già morte e invece ho come la sensazione che ci si sia un po’ abituati, che sia l’ennesimo sbarco cui ormai neppure i mass media diano troppo peso, meglio il viaggio di Trump in Giappone o, peggio, gli investimenti alle Cayman della regina Elisabetta, che non la morte di poveracci senza nome.

E invece a volte le briciole dicono di più dei bocconi, ci dicono che sono sbarcati duemilacinquecento migranti in tre giorni, che si sono registrate trentasette vittime recuperate da tre eventi, che vi è un numero imprecisabile di dispersi e che solo ieri a Crotone sono sbarcati trecentosettantotto persone, salvate, in un barcone fatiscente.

Le briciole ci dicono che ci sono aree del pianeta che marciscono in povertà, mentre l’altra parte naviga nello spreco infelice di risorse e di cibo. Le briciole ci dicono che tutto ciò che non porti benessere ci fa schifo, non lo vogliamo, lo evitiamo. Ma se fosse lì invece l’occasione, la vita? Papa Francesco lo sa, ecco perché chiede la sepoltura di un clochard che altrimenti chissà dove sarebbe finito: immagino lo abbia fatto cercare non vedendolo in Piazza San Pietro per qualche giorno.

Bello sarebbe che andassimo a cercare queste bricioline, il nostro prossimo, e potessimo manifestargli voglia di incontro, comprensione, compassione, integrazione. Purtroppo non possiamo influenzare il contesto macro, per quello ci sono i governi, ma tanto possiamo fare nel quotidiano, nel piccolo e dobbiamo farlo. Che poi tutti noi diventiamo briciole, o prima o poi.

Giornalisti e verità: un binomio possibile?

aristotele“Tutti gli esseri umani hanno innato desiderio di sapere”, così scriveva Aristotele nella Metafisica, aggiungendo: “Tutte le altre scienze saranno più necessarie di questa (la filosofia), ma superiore nessuna”.

Nella stessa opera, il filosofo sottolineava la specificità degli uomini nei confronti degli animali, individuata nel loro essere dotati di ragione, e l’importanza della facoltà astrattiva della ragione per raggiungere il livello della conoscenza scientifica, intesa come verità certa (episteme).

Perchè rivangare oggi lo stagirita? Mai come in questo momento i mass media sono oggetto di attenzione da parte degli ambienti più eterogenei: giovedì scorso, durante un incontro con i giornalisti, il Papa ha richiamato l’importanza di dire la verità: “La questione qui non è essere o non essere un credente. La questione qui è essere o non essere onesti con se stessi. (…) Auspico che il giornalismo sia sempre più e dappertutto uno strumento di costruzione, un fattore di bene comune, un acceleratore di processi di ricostruzione”.

In maniera molto meno rispettosa, ieri ha tuonato Beppe Grillo: “Non capiscono nulla, è una battaglia persa, sanno solo contare quanti peli ha la Raggi…”. I pentastellati sul pratone del Circo Massimo di Palermo hanno applaudito soddisfatti, quasi sbeffeggiando i numerosi giornalisti sparsi tra loro.

E’ innegabile che la professione giornalistica risenta di una crisi senza precedenti, ma è altrettanto vero che richiedere la verità rende necessarie alcuni punti che è bene non tralasciare.

Tornando ad Aristotele, egli premetteva che la verità pratica (di cui fanno parte l’etica e la filosofia) non ha e non deve avere la stessa certezza delle scienze, in quanto le premesse da cui si muove sono valide per lo più, non tout court.

Così circoscritta la questione, l’appello alla verità giornalistica si può intendere come un obbligo etico, e il metodo per confutarlo, ovvero la bussola per capire se siamo sulla giusta strada, è il seguente: si parte da premesse ritenute vere, si sviluppano le conseguenze e si verifica se queste entrino in contrasto o meno con gli endoxa, ovvero le opinioni più autorevoli e veritiere.

Oggi gli studiosi più accreditati sono portati a considerare come endoxa i princìpi contenuti nelle costituzioni degli stati democratici e le dichiarazioni internazionali, in quanto opinioni della maggioranza. Ovvero, i diritti umani (diritto alla vita, diritto all’istruzione, diritto di asilo, etc.) sono gli endoxa attuali, e tutti non fanno altro che rispettare la comune natura umana, ovvero la dignità dell’essere umano inserito in una cultura o civiltà.

Allora come commentare gli appelli differenti nella forma, ma simili nei contenuti, di Papa Francesco e Beppe Grillo all’etica della comunicazione? Tali appelli sembrano collegarsi al concetto di tutela della dignità della persona, che è qualcosa di almeno in parte opinabile. Infatti, l’etica lascia sempre un margine di interpretabilità, tuttavia ciò non vuol dire che una verità non esista.

Se si intende svolgere con dignità la professione del giornalista, e in generale del comunicatore, va dunque necessariamente posta in primo piano la tutela dei diritti e della dignità di coloro di cui si parla o scrive, senza la pretesa di esaurire un tema o una problematica in maniera incontrovertibile, ma con l’intento di descrivere la realtà rispettando il prossimo. Parola di Aristotele.

Anche apparso su: https://mauroleonardi.it/2016/09/28/le-lettere-di-gavina-masala-giornalisti-e-verita-un-binomio-possibile/ e http://www.simoneventurini.com/it/giornalisti-e-verita-un-binomio-possibile/

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Tre anni di pontificato di Papa Francesco

PortaSantaBangui-1-1068x694Il Pontificato di Papa Francesco compie tre anni in pieno Giubileo della Misericordia. Ma che volto ha per Bergoglio quest’aspetto della vita cristiana? Padre Antonio Spadaro, tra le persone a lui più vicine, Direttore de La Civiltà Cattolica, ha parlato di diplomazia della misericordia e di misericordia come processo politico. Come tradurre però una categoria dello Spirito in Politica? A ben vedere sembra un ossimoro, tuttavia è proprio qui che il Santo Padre ci insegna a intendere il segno dei tempi, incarnando un’intelligenza geopolitica concreta e positiva, guidando le relazioni tra gli Stati da una posizione di “vantaggio”, quella della misericordia, appunto.

“Bergoglio non considera mai nulla e nessuno come perduto”, afferma Padre Spadaro spiegando gli intendimenti di Francesco: riapre i margini del determinismo e la Chiesa diventa così concretamente madre dei popoli, anche di quelli tradizionalmente additati come nemici. Bergoglio non manca di darci segni plastici del “suo” sentire: così è da leggere l’apertura della prima Porta Santa a Bangui, in Centrafrica, sconvolta da una strage di Cristiani avvenuta pochi giorni prima dell’inizio del Giubileo, facendo diventare la città “capitale spirituale del mondo”- come aveva dichiarato.
Sì, perchè Dio parla proprio lì, nella storia e negli eventi sia belli che brutti, ed è in quelli brutti che il suo respiro accarezza, cura, risana.

Il Papa parte dunque, va a toccare le ferite della Chiesa, non si presta a chi vuole mettere Cristiani contro Musulmani, buoni contro cattivi. No, quello è il regno dell’interesse, l’ottica del clash of civilizations ma la Chiesa è chiamata a ben altro, come ci dimostra Francesco. Così intraprende i suoi viaggi apostolici: con benevolenza, col cuore di chi non dà torto o ragione, ma di chi va incontro con apertura, con un’empatia intelligente che lo fa amare anche dai non credenti. Volendo ripercorrere alcune tappe delle sue relazioni internazionali non si può che rimanere colpiti per tanti passi compiuti: con la sua apparente semplicità, riceve il Presidente iraniano Rohani: “spero nella pace”, aveva detto Bergoglio alla fine dell’incontro, “le chiedo di pregare per me” aveva chiosato Rohani; rilascia la prima intervista storica sulla Cina e sul popolo cinese: “la Cina è una terra benedetta in molti modi e la Chiesa cattolica ha tra i suoi compiti il rispetto di tutte le civiltà. La Chiesa ha un grande potenziale nel ricevere cultura”, aveva dichiarato; primo Papa latino-americano della storia, favorisce la ripresa delle relazioni diplomatiche tra Washington e l’Avana dopo 54 anni; e poi l’incontro col Patriarca ortodosso Kirill: “con gioia ci siamo ritrovati come fratelli nella fede cristiana che si incontrano per «parlare a viva voce», da cuore a cuore, e discutere dei rapporti reciproci tra le Chiese”, si legge nella dichiarazione congiunta.

Si fa definire Papa delle periferie, a rimarcare quanto la Chiesa sia dei deboli, degli ultimi, quelli che lui va a visitare, a toccare: anziani, malati, Paesi disagiati: questi gli interlocutori di Francesco, questo il suo servizio. Così facendo il Papa sta svuotando la retorica del Cristianesimo inteso come impero, seppure del bene: non vi è più un potere buono, perchè sempre di potere si tratterebbe e porterebbe sempre a uno scontro con un nemico. No, vi è disponibilità, incontro, servizio o diaconia per dirla in termini ecclesiastici.

In questo scenario non vi è neppure spazio per una profezia di fine del mondo: come spiega Lucio Caraccio nell’editoriale dell’ultimo numero di Limes, “la geopolitica di Francesco scruta i segni oscuri dei tempi non per rassegnarvisi, ma per intenderli e, per quanto possibile, sovvertirli. La terza guerra mondiale non si sarà. Se non la vorremo”.

Interessante come Francesco sia così diventato interlocutore di un mondo, quello delle relazioni internazionali, che con lui sono appunto relazioni prima di tutto: tra persone, tra mondi e modi di interpretare. Come ci riesce? Semplicemente abbracciando lo spirito profondo della fede cristiana: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. (Gv 13, 34) e ancora: “Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori (Mt 5, 44). A Papa Francesco, da buon sacerdote, interessano le persone: ecco il suo schiaffo gentile ai politici che si lasciano guidare da strategie poco lungimiranti, dimenticando di avere a che fare con uomini.

Anche apparso su: http://www.interris.it/2016/03/13/88351/posizione-in-primo-piano/schiaffog/tre-anni-di-misericordia-con-papa-francesco.html e su: https://mauroleonardi.it/2016/03/15/gavina-masala-tre-anni-di-pontificato/

Click to pray: l’app che ti permette di pregare con il Papa

fotopapaipad1-696x365Click to pray: clicca per pregare, si chiama così la piattaforma digitale per pregare secondo le intenzioni mensili del Santo Padre. L’iniziativa è stata portata avanti dall’Apostolato della preghiera, la rete mondiale di preghiera del Papa affidata ai Gesuiti, e verrà presentata a Radio Vaticana in occasione dell’evento “24 ore per il Signore”, che si terrà a Roma il 4 e 5 marzo.

Non si tratta di una novità: la piattaforma digitale esisteva già da tempo, ma era indirizzata ai giovani dell’Apostolato per la Preghiera del Portogallo. Date le migliaia di adesioni e il crescente successo, si è pensato di trasformarla in una App internazionale, per onorare la preghiera speciale in occasione del Giubileo della Misericordia.

Padre Frédéric Fornos, Direttore internazionale dell’Apostolato per la preghiera, sottolinea che non si tratta solo di un’applicazione per cellulare, ma anche per i social media, di un blog e di una newsletter. L’ app è per ora disponibile in portoghese, spagnolo, francese e inglese, ma presto lo sarà anche in italiano.

E’ un modo per aiutare i fedeli a pregare, il concetto è che “la preghiera è universale ed evangelizzatrice”, sottolinea padre Fornos. Si potrà pregare in tre distinti momenti della giornata; si riceverà una notifica che ricorda gli orari e le intenzioni, attraverso una citazione biblica o un esercizio per la nostra vita, e si potrà scrivere la propria intenzione.

Il Papa, che non perde occasione per invitare i fedeli alla preghiera in comunione con lui, si è detto contento dell’iniziativa, tanto più in questo anno giubilare. Il Pontefice infatti durante la Giornata delle Comunicazioni Sociali aveva affermato che “la comunicazione serve a creare ponti”. Questa piattaforma va in tale direzione, per aiutare tutti a pregare, anche tra i tanti impegni della giornata, creando una comunità globale unita al Papa.

Anche apparso su: http://www.interris.it/2016/03/04/87633/cronache/papa/click-to-pray-lapp-che-ti-permette-di-pregare-con-il-papa.html

Rafforzato l’impegno della Chiesa contro gli abusi sui minori

Gallagher_3Si è riunita nei giorni scorsi a Roma La Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, guidata dal cardinale statunitense O’Malley, che prosegue il proprio lavoro di prevenzione della pedofilia. In una riunione durata sette giorni, la Commissione ha fatto il punto della collaborazione avviata nel 2014 per volere del Papa, con i rappresentanti della Chiesa provenienti da tutto il mondo.

Nella nota del Vaticano si legge che “gli incontri dei sei gruppi di lavoro si sono concentrati sull’ aggiornamento dei progetti correnti e sullo sviluppo e la stesura di proposte per il futuro”.

Hanno presenziato anche gruppi di lavoro esterni quali il Catholic Fund for Overseas Development ed un esperto di Diritto penale canonico. Le iniziative intraprese si svolgeranno durante tutto l’anno, particolare attenzione verrà data alla modalità per aumentare la trasparenza nei processi canonici, attraverso la partecipazione di collaboratori esterni ed all’elaborazione di un sito web per mettere in comune buone pratiche.

La nota della sala stampa vaticana riferisce che la Commissione tornerà a riunirsi a settembre 2016 con “l’obiettivo strategico di tutelare i minori nelle scuole cattoliche, richiedendo contributi di esperti di America Latina, Inghilterra e Galles”.

Questa serie di iniziative a livello mondiale sono improntate ad un’ottica della comunione dei mezzi per sradicare la pedofilia all’interno della Chiesa, e si accompagnano al recente discorso del pontefice sull’opportuna decentralizzazione rispetto alla Curia romana, definita “salutare” per la riforma della Curia stessa.

Anche apparso su: http://www.interris.it/2016/02/12/85321/cronache/religioni/rafforzato-impegno-della-chiesa-contro-gli-abusi-sui-minori.html

Il Santo Padre conferma: nel 2017 la visita in Colombia

PAPAPapa Francesco ha rilasciato l’usuale conferenza stampa in aereo prima di atterrare a Cuba, per lo storico incontro col Patriarca ortodosso russo Kirill, nel suo dodicesimo viaggio apostolico internazionale.

“Farete un viaggio impegnativo, troppo serrato, ma tanto voluto: tanto voluto dal mio fratello Cirillo, da me e anche dai messicani”, così esordisce il Pontefice con i 70 giornalisti provenienti da tutto il mondo, che lo accompagnano. Il clima è disteso, il Santo Padre rivela il desiderio di “pregare davanti alla Madonna di Guadalupe”, ricordando il miracolo dell’icona acherotipa della Madonna donata ad un umile Indi: “si studia, si studia, ma non ci sono spiegazioni umane” – ha detto Bergoglio. Ha posto così l’accento su quanto questa sia una cosa di Dio, al punto che alcuni messicani si sentono atei ma guadalupani.

E’ stata poi la decana messicana Valentina Alzrak, che segue i viaggi papali dal 1979,  a rispondere al saluto del Papa, gli ha donato un sombrero con una storia particolare: le venne infatti affidato da una famiglia messicana che lo aveva portato a Cuba, per regalarlo a Francesco durante la sua visita lo scorso settembre, senza riuscire a consegnarglielo.

Il Santo Padre esprime poi gratitudine per l’organizzatore dei viaggi papali, che lascia l’incarico per motivi di età e scherza su quanti anni il dottor Gasbarri abbia lavorato in Vaticano: “da 47 anni lavora in Vaticano, cioè è entrato quando aveva 3 o 4 anni, Lo dico perché possiamo, durante questi giorni, esprimergli la nostra gratitudine”.

Ha così presentato Mauricio Rueda Beltz, il sacerdote colombiano della Segreteria di Stato che lo sostituirà, di cui scherzosamente sottolinea l’efficienza con un modo di dire colombiano: “non è della pasta del quinto”, ha detto. Parlando poi con un giornalista colombiano, è stato confermato che nel 2017 sarà in Colombia per la firma degli accordi di pace tra governo e i ribelli delle Farc.

E’ il turno di un giornalista messicano, Noel Diaz, di rispondere al saluto: “Se non avessi fatto il lustrascarpe non avrei potuto ricevere la prima Comunione” – scherza Diaz, spiegando di venire da una famiglia povera e che se non avesse fatto il lustrascarpe non avrebbe potuto comprare il vestito per la prima comunione.

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“Imparare a vedere l’invisibile”: alla Gregoriana sei incontri su arte e misericordia

gregoriana“Imparare a vedere l’invisibile”, questo il filo rosso degli incontri sul tema arte e misericordia che partiranno il 29 febbraio alla Pontificia Università Gregoriana, tenutidai docenti del Dipartimento di Beni culturali dell’ateneo.

Il Santo Padre ha indetto il Giubileo pronunciando queste parole: “Siamo chiamati a tenere fisso lo sguardo sulla misericordia per diventare noi stessi segno efficace dell’agire del Padre”, questo il ponte che lega il ciclo di incontri programmati alla Gregoriana con l’intenzione del Papa, che sembra volerci richiamare alla tangibilità della misericordia di Dio, e alla necessità di essere allenati per riconoscerla e per diventarne segno.

Gli incontri saranno un percorso compiuto attraverso le epoche più rilevanti ed un vero pellegrinaggio, come sottolineano i promotori,  attraverso i segni della bellezza: dall’icona del Buon Pastore il 29 febbraio, all’architettura medioevale il 7 marzo, dal trionfo pittorico di Rinascimento e Barocco il 14 marzo, ai tormenti del Romanticismo il 4 aprile, passando per le modulazioni del canore del “Miserere” previsto l’11 aprile, e dai gesti che scandiscono i tempi della misericordia: lo sguardo, il cammino, l’abbraccio il 18 aprile.

“L’arte è una palestra – spiega l’ideatrice del percorso Barbara Aniello– un esercizio per acuire i sensi che, se sintonizzati verso la radice della nostra speranza, possono offrire ottimi frutti nel cammino spirituale di ogni cristiano. L’arte cristiana riesce a tradurre ossimori come vedere l’invisibile, dire l’ineffabile, percepire l’inudibile, orientando tutto il nostro essere verso il senso recondito e profondo delle cose”.

Anche apparso su: http://www.interris.it/2016/02/11/85332/cronache/cultura/85332.html