Sentenza contro “No Vax”, pro-buon senso

provax-770x465Per la prima volta in Italia è arrivata la condanna penale per un’esponente del movimento “No Vax”, con l’imputazione di “procurato allarme”. Così decide il gip di Modena Losavio a seguito dell’affissione di cartelli, di fronte al Policlinico della città, riportanti numeri falsi rispetto ai bambini danneggiati dai vaccini (21.658 nel triennio 2014-2016). Tali cifre si riferivano invece alle segnalazioni pervenute all’Aifa, non a casi accertati di patologie conseguenti ad una vaccinazione. La reazione dell’Ausl è stata immediata e netta, in quanto «la diffusione di tali contenuti fa leva su false informazioni in grado di disorientare immotivatamente i cittadini».

Questa sentenza è una pietra miliare nella ricostruzione di una cultura del buon senso e dell’alfabetismo funzionale in Italia.

La paventata dannosità dei vaccini, infatti, viene sostenuta non sulla base di dati certi e verificabili, ma di suggestioni personali che diventano cultura di massa e fake news, ove invece l’evidenza è di malattie completamente debellate grazie alla pratica vaccinale e di un tasso di mortalità infantile fra i più bassi al mondo. Il tutto a costo zero per il cittadino.

Perchè allora l’ondata “Anti Vaccini” continua a mietere vittime, tra cui il nostro Ministro dell’Interno Matteo Salvini, che dice che dieci vaccini gli sembrano troppi? Il Ministro non cita nessuna fonte scientifica o bibliografica che lo corrobori in tale credenza e d’altra parte asserisce di avere vaccinato i suoi figli. Viene da chiedersi perchè non dovremmo vaccinare i nostri, allora.

Ho parlato di “alfabetismo funzionale”, concetto elaborato dall’Unesco, che si riferisce non tanto all’alfabetizzazione basilare cui ogni individuo dovrebbe avere accesso, ma alla capacità di comprendere, elaborare e valutare le nozioni che si acquisiscono.

Il caso dei “No Vax” sembrerebbe dunque uno di analfabetismo funzionale, ovvero di persone normalmente alfabetizzate che pervengono a conclusioni completamente scisse dalla realtà che, in questo caso, è statuita dai dati scientifici disponibili sull’argomento. Si tratta insomma di un errore di valutazione che dà luogo a una posizione meramente ideologica, facendo leva sul panico collettivo.

Come è possibile, verrebbe da chiedersi, che si viva in un clima di tale oscurantismo nell’epoca di internet, in cui tutti dovremmo sapere molto, avendo tanti dati a disposizione? A mio avviso ciò è possibile a causa dell’impoverimento culturale e dunque antropologico cui stiamo andando incontro. La verità va studiata, osservata senza preconcetti e soprattutto va scelta, con onestà e coraggio, doti purtroppo sempre più sacrificate al denaro.

Ecco che l’ideologia “No Vax”, poi, diventa un cavallo di battaglia florido per medicina alternativa, avvocati e lobby naturiste che alimentano un mercato, facendo leva sulle paure delle persone.

Inoltre, credo tale approccio sia frutto di un atteggiamento sostanzialmente infantile cui siamo tutti un po’ soggetti: in nome della libertà di scelta e di parola pretendiamo di ridurre ogni cosa ad opzione, a scelta personale. Ciò vale ormai anche per quanto deve essere semplicemente obbligatorio, perché se non fatto mette a repentaglio la vita di tutti, in virtù del principio di immunità di gruppo. A causa di pochi individui non immunizzati infatti è abbastanza probabile che alcune malattie ormai debellate riprenderanno a diffondersi. A volte basterebbe solo riappropriarsi di un banale criterio di buon senso.

Anche apparso su https://mauroleonardi.it/2018/07/18/le-lettere-di-gavina-masala-sentenza-contro-no-vax-pro-buon-senso/

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La fake news di Grillo e quella verità che non ricordiamo

Schermata-2018-07-07-alle-00.23.35-770x589Pochi giorni fa mi sono imbattuta in una notizia che ha dell’ossimorico, specialmente per chi vive a Roma. Beppe Grillo, co-fondatore del MoVimento 5 Stelle twitta che Roma ha ricevuto il premio Conai per la differenziata e invita i “suoi” a diffondere, “più che potete”.

Chiunque viva a Roma o vi sia passato di recente sa benissimo di cosa stiamo parlando: ovvero di una città-gioiello lasciata diventare una pattumiera. Una delle “sette sorelle”, meravigliosa potenza mondiale, sede del Vaticano, vero biglietto da visita culturale è umiliata da povertà, sporcizia e degrado.

Allora mi chiedo e indago un po’ su cosa sia questo premio che la Città Eterna avrebbe ricevuto. Suscitata nella mia indole scettica pensavo infatti fosse tutto falso. Invece no, il premio esiste ed è stato consegnato proprio alla capitale, ma, ma…

Ma il Consorzio Conai è un privato che effettua imballaggi, che pochi mesi fa aveva firmato un’intesa con Ama, la ditta romana di smaltimento dei rifiuti. Dunque, il Premio Conai per il progetto della differenziata dei Municipi VI e X, elaborato dal sindaco Raggi, è un progetto cui il Conai partecipa attivamente. E’ come dire che io istituisco un premio e me lo conferisco da sola.

La cosa grave, in questa vicenda, è che un leader politico-ideologico della maggiore forza del Paese immetta notizie false nel sistema di internet, scientemente, e che per giunta inciti a diffonderle. Questo, sempre a mio avviso, significa che abbiamo perso ogni parametro di serietà e di buon gusto.

Se non vi saranno una lucida ed onesta analisi della realtà, l’Italia e Roma non potranno ripartire in nessun modo: da premesse sbagliate si arriva solo a conclusioni fuori mira. Così funziona a livello teoretico, ma anche pratico. Grillo certamente non lo ricorda, ma per i Greci, vera civiltà ineguagliata, il sapere epistemico, ovvero scientifico, ha potere salvifico. Questa istanza di conoscenza elaborata dai presocratici come unica liberazione rispetto al dolore, e stata messa a frutto dal Cristianesimo stesso, che identifica Dio con la verità e dunque con la salvezza. Giusto per chiarire il legame imprescindibile che esiste fra verità e bene.

Chi scrive crede strenuamente che le persone, a prescindere dal colore politico o religioso, vadano prese come assoluti relativi: assoluti perché essenziali in sé e per sé e relativi per la natura relazionale che la persona ha, innegabilmente. Ma solo a partire da persone oneste si può arrivare da qualche parte che non siano le secche che viviamo da tanti anni, per il motivo suddetto. Credo veramente che la soluzione per il nostro paese sia solo puntare su uomini veritieri e preparati, che inizino a permeare di nuovo le istituzioni, per troppo tempo bersaglio di virus debilitanti. Mi piace vedere l’Italia come un corpo nel quale siano stati iniettati dei virus per vaccinarlo, esso impara a riconoscerli e a combatterli, sì da non farsene affliggere. Speriamo valga anche a livello socio-politico.

Anche apparso su https://mauroleonardi.it/2018/07/07/le-lettere-di-gavina-masala-la-fake-news-di-grillo-e-quella-verita-che-non-ricordiamo/

Alexandria: l’anormalità del normale

ocasio-1530551048Ancora una volta, sembra uno stereotipo ma tant’è, la rivoluzione arriva dagli States. Mi riferisco alla inaspettata e roboante vittoria della socialista Alexandria Ocasio-Cortez alle primarie democratiche a New York City.

La giovanissima, bella e super-istruita latino-americana che aveva collaborato alla campagna di Bernie Sanders, ha sconfitto il navigato rivale Joe Crowley con il 57.5% di consensi, ottenuti in larga misura al Queens e nel Bronx. Viene da chiedersi “come mai?”.

La ricetta mi sembra chiara e semplice, di quelle che funzionano ma che ci vuole coraggio per applicare: ha radicalizzato posizioni democratiche fino a renderle chiarissime e ha puntato su una biografia tanto comune quanto dolorosa.

Alexandria si è occupata di immigrazione, lei che è figlia di madre portoricana e di padre nativo del Bronx, recandosi al confine col Messico per mostrare i risultati delle chiusure dell’attuale presidente Trump, ovvero bambini separati dai genitori.

Ha stigmatizzato il legame con Wall Street dell’insigne avversario, lei che sta finendo di pagare il debito che gli studenti americani non abbienti contraggono per studiare all’università, facendo la cameriera.

Ha fatto una campagna virale in cui inizia la giornata truccandosi e portandosi dietro le scarpe di ricambio, perchè lei gira in metro, democraticamente e come tutti.

Ha parlato con le donne incinte, per capirne le difficoltà e le gioie, lei che dell’essere donna fa una bandiera intelligente.

Ha iniziato a sostenere una migliore istruzione infantile, avviando una casa editrice di libri per bambini che ha cercato di ritrarre NYC in una luce positiva, lei che da bambina ha frequentato la scuola in Yorktown nella Contea di Westchester, a causa della penuria di scuole di qualità nel Bronx, segno che genitori poveri vedevano lontano.

Ha protestato contro la Riserva Sioux che si estende per 7 milioni di ettari nel South Dakota, territorio in cui i discendenti di Toro Seduto vivono come in un Gulag, con un reddito annuo di 2.000 dollari in condizioni inenarrabili. Lei che è esponente di una minoranza etnica, cosa che ostenta con grande sagacia.

Ha puntato sulla Medicare for all, lei che è orfana di un padre morto giovane di tumore, ma su questo non dice nulla di più, segno della ferita ancora aperta.

Allora, cosa ha fatto Alexandria? E’ stata coerente. Ha combattuto, sostenuta dalla neofita Brand New Congress, una società progressista, e ha fatto il suo dovere fino in fondo, tornando a fare politica nel locale sotto casa e nelle chiese, come una volta.

Credo che essere progressisti al giorno d’oggi significhi essere coerenti, incarnare senza veli e cosmetici la propria storia, mostrandosi per quello che si è, con l’umiltà di chi dice: “io mi impegno, come te, tutti i giorni”. Così ha vinto questa ragazza normale, con la sua significativa “banalità” così fuori dal comune negli ambienti politici (non credo Hillary Clinton abbia mai preso una metropolitana).

Il mio rammarico in una domanda: perché in Italia non funziona così? Forse, forse, perché siamo ancora troppo impantanati in una logica del compromesso, che ci impedisce di fare nascere promettenti virgulti come questo e ci teniamo Di Maio e Salvini, finti “uomini nuovi”. Ahinoi, ancora una volta dobbiamo guardare oltreoceano, a quella positiva audacia che cambia davvero la storia.

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Se la persona sbagliata dice la cosa giusta

54436538687968-770x513.jpg“Se la persona sbagliata dice la cosa giusta”, così titola lo Spiegel riguardo alle parole pronunciate dal Commissario UE al bilancio Gunther Oettinger, noto per il suo linguaggio politicamente scorretto.

Il Commissario aveva affermato: “La mia preoccupazione e aspettativa è che gli sviluppi dei mercati, delle obbligazioni e dell’economia italiana delle prossime settimane saranno così ampie che potrebbero diventare un segnale che indichi agli elettori, dopotutto, di non votare per i populisti a destra e sinistra”.

Salvini ha tuonato che a Bruxelles non conoscono vergogna, mentre Di Maio ha parlato di Italia trattata come una colonia estiva. Sarà, ma dietro questi slogan non si nasconderà forse la paura che gli elettori mettano a fuoco cosa sta accadendo?

Secondo Peter Cardillo, Chief Market Economist alla Spartan Capital Securities di New York: “Se Moody’s o Fitch dovessero tagliare il rating [che indica la capacità di solvibilità del soggetto finanziario Italia, ovvero la capacità del nostro paese di pagare il suo debito pubblico], allora lo spread potrebbe balzare anche verso i 500-600 punti, portando il Paese al default”. È interessante notare che mentre Di Maio dichiarava che non avrebbe proceduto con la procedura di impeachment nei confronti di Mattarella, lo spread è sceso.

Il leader pentastellato ha paventato così, per propaganda, un impeachment impossibile costato molto all’Italia.

Questo perché? Perché dietro ai proclami che così incautamente si fanno, ci sono le vite di tutti noi e, per metterla su un piano meno sentimentale, l’azienda Italia che perde il suo valore nei mercati finanziari.

Quindi, a malincuore, devo dire che Oettinger ha fatto bene a richiamare l’attenzione in maniera tanto severa sull’Italia e sulla responsabilità che gli elettori hanno verso se stessi in primis.

L’aumento dei populismi, radicati sia a nord che a sud, ha già causato un aumento vertiginoso della spesa pubblica italiana, che ammonta a 2,7 trilioni di dollari (!); lo stato di incertezza in cui versiamo poi pesa anche sulle borse degli altri Paesi. Non resta che augurarsi che i recenti risultati elettorali ci diano una dimensione di quello che sta accadendo, che ci salvino dal rischio di un default e ci diano una seconda possibilità, da sfruttare al meglio questa volta.

La mia impressione è che la condizione di vita del ceto medio si sia abbassata a tal punto che personaggi che incarnano rabbia appaiono in qualche modo come consolatori, e alfieri di un malessere. Tuttavia essi sono sterili, anzi nocivi, come hanno dimostrato. L’Italia ha disperato bisogno di puntare su persone valide moralmente e culturalmente con quel dono di umiltà che ad un Paese ferito farebbe tanto bene. Anche sullo scenario internazionale appariamo una caricatura di noi stessi, ma all’alba della nascita del governo Conte le borse volano. Sarà una cospirazione anche questa? No, il punto è che il prof. Conte è persona preparata e seria. Questa è la medicina.

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Iniziamo dalle piccole cose

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Come evidenziato da Angelo Panebianco, le elezioni del 4 marzo hanno decretato vincitore il partito anti società aperta per definizione: il MoVimento 5 Stelle; dal giorno delle elezioni mi pare però che stiamo rasentando l’inerzia, per non dire la vacuità.

Forse in un altro momento storico le consultazioni, le pratiche rituali, i riflettori puntati sul premier in pectore e gli ammiccamenti di Berlusconi sarebbero passati come qualcosa di ordinario, ma allo stato attuale a me sembra che si stia solo perdendo tempo e che ciò, purtroppo, porterà alla famosa montagna che partorisce un sassolino.

Insomma, azzardo: forse gli italiani cercavano novità, un cambio di pagina, un’onda nuova ma si ritroveranno a navigare in un mare piatto.

Tuttavia, nell’attuale scenario paludoso mi sono imbattuta in una semplice quanto efficace iniziativa del Corriere della Sera, ottima nei contenuti e facilmente applicabile, che voglio sottolineare per evidenziare quanto sia semplice cambiare con azioni piccole.

Il quotidiano suggerisce da qui a maggio una proposta legislativa a settimana che sia lineare, motivata e documentata in maniera esaustiva.

Nello specifico si parte dall’istruzione: si richiede il tempo pieno per le elementari, così pure per le medie e la modifica dell’orario per le scuole superiori che dovrebbero spostare la lancetta di inizio alle 9 anzichè alle 8. Il ragionamento scaturisce alla luce degli ormai studiatissimi ritmi circadiani scoperti da Jeffrey Hall, Michael Rosbash e Michael Young. Le lezioni delle scuole primarie dovrebbero svolgersi quindi al mattino, a partire dall’ora di educazione motoria (il primo giorno è il momento migliore per potenziare i fattori trofici scoperti da Rita Levi Montalcini), per proseguire fino al pomeriggio con laboratori atti a sedimentare quanto appreso nelle ore precedenti. Questo assetto verrebbe incontro alle esigenze di famiglie in cui ambedue i genitori lavorano a tempo pieno; i bimbi che escono all’ora di pranzo, purtroppo, sono spesso una preoccupazione per chi non ha nonni o babysitter. Si tratterebbe peraltro di un’ istruzione più focalizzata sull’esperienza di quanto lo sia quella attuale, nella quale gli insegnanti lavorerebbero di più certo, ma verrebbero pagati meglio.

Anche per le medie si propone il tempo pieno, che servirebbe però a fare i compiti

insieme a compagni ed insegnanti, mettendo a disposizione reciprocamente i talenti: chi è  bravo in matematica aiuta chi lo è meno e viceversa; questo consentirebbe alle famiglie ore di tranquillità e un risparmio su lezioni private e dopo scuola varii.

Infine si propone un differimento dell’inizio delle lezioni per le scuole superiori, poichè il naturale ritmo circadiano dei ragazzi li porta a riposare tardi e a svegliarsi più tardi, cosa che consente loro di dormire il sonno cosiddetto paradosso, che facilita il sedimentarsi delle nozioni apprese nelle ore precedenti. Sic et simpliciter.

Sono idee piccole che partono da dati di fatto certi e da buon senso quelle di cui l’Italia ha bisogno oggi; siamo ad un punto in cui a mio avviso non servono grandi statisti ma uomini concreti ed illuminati dalla voglia di fare bene, nel piccolo. Purtroppo mi pare ve ne siano pochi, ma dalle pagine di un giornale o dalla società civile può, a mio avviso, nascere qualcosa di meglio che non da quanti sono accecati dal prestigio personale.

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Prospettiva a 5 stelle?

Schermata-2018-03-15-alle-10.41.55-1024x450.pngDati i risultati dell’ultima tornata elettorale, mi sono soffermata ad analizzare se questi siano dovuti al programma del MoVimento 5 stelle, scaricabile dal sito, o se invece siano espressione di altre istanze.

Vediamo alcuni capitoli essenziali delle promesse grilline come spunto di riflessione: per quanto riguarda il tema economia, riporto fedelmente quanto scritto: «misure immediate per il rilancio della piccola e media impresa sul modello francese», «ripristino dei fondi tagliati alla sanità e alla scuola pubblica con tagli alle Grandi Opere inutili come la Tav». Il  programma poi si sofferma sui capitoli del risparmio energetico e delle energie rinnovabili e chiede l’applicazione di norme già in essere, ma disattese; risulta un po’ impreciso per la verità. Passiamo al tema dei temi: il mercato del lavoro; troviamo al riguardo la proposta di abolizione della legge Biagi e quella di un «sussidio di disoccupazione garantito». Si continua con l’intento di abolire i «monopoli di fatto, e col mettere in opera «disincentivi alle aziende che generano un danno sociale (per esempio distributori di acqua in bottiglia)».

Dopo questi brevi cenni, il programma è molto più lungo per la verità, possiamo dire che esso si presta ad essere letto in molteplici modi, uno di questi è in chiave estrema: sembra infatti mirare ad abolire ingiustizie sia economiche che di principio e a tagliare con le politiche del passato; seppure tutto sia privo di argomentazioni articolate, questo si può tranquillamente evincere.

In effetti però l’unico dato di fatto è che il MoVimento ha grosse e inaspettate possibilità davanti a sé, da non sperperare: come Micromega sottolinea da tempo, in Europa ormai risultano credibili ed apprezzate solo due tipologie di politiche prive di vie intermedie. Una di queste va in favore dell’uguaglianza economica e sociale di cittadini stanchi di sperequazioni sempre più evidenti, l’altra in direzione dell’individuazione di capri espiatori, quali i migranti ad esempio. Posto che chi scrive non ritiene nè l’una nè l’altra vie buone, mi sembra un’analisi realistica e credo che Grillo & co. stiano cavalcando la prima opzione.

Ciò potrebbe avvenire anche in maniera positiva: Di Maio e gli altri potrebbero ora tranquillamente scegliere di occupare la scena da veri innovatori, proponendo a Mattarella nomi eccellenti non appartenenti all’establishment, tagliando così de facto con le vecchie logiche, andando verso quell’estremismo che i tempi richiedono e verso cui il loro programma sembra muovere, interpretandolo in maniera finalmente costruttiva. Tuttavia i nomi presentati dal MoVimento prima delle elezioni sembrano andare verso una direttrice di sostanziale mediocrità e il candidato premier sembra farsi consigliare da figure di basso calibro. La speranza però rimane: i pentastellati hanno l’occasione di incarnare un radicalismo anche buono e di associarsi a personalità sì radicali come il loro DNA richiede, ma valide e “pulite”. Servirebbero però coraggio, competenza e soprattutto umiltà. Per sgomberare il campo: chi scrive non crede in una linea estremista, tuttavia se di tinte forti la politica odierna ha bisogno, facciamo almeno che siano i colori di una tela di Kandinsky, non di un dilettante e del buono – speriamo – arriverà.

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Un’Italia senza padri

Schermata-2018-03-07-alle-16.25.38-1-400x450All’indomani delle elezioni italiane che il quotidiano Le Monde definisce “cataclisma” ed il Corriere della sera “onda anomala che tutto spazza via”, medito.

Sant’Ignazio di Loyola diceva che si deve “buscar Dios en todas las cosas”, dunque cerco di interpretare questo sommovimento politico alla luce di Cristo, in dialogo con lui e col suo amore per noi creature. E mi chiedo: qual è il segno di Dio in questo tempo apparentemente così sciagurato?

Lungi dal darmi per vinta nella ricerca, trovo un barlume: l’Italia è sempre stata il Paese del voto di scambio, forse più al sud che non al nord, ma l’Italiano medio ha quasi sempre votato per ottenere qualcosa in cambio.

Giustamente ricorda Gian Antonio Stella, che la Sicilia è la terra in cui si è tutti parenti pur senza esserlo, come scriveva Rabelais, da qui il clientelismo.

Ma questa volta è tutto diverso, in quanto gli italiani dicono che non ci stanno più, che non interessa più il piccolo orticello, che non interessa più dare il voto all’amico per avere il posticino di lavoro. Quello che ci dicono queste elezioni è che abbiamo bisogno di individui apparentemente liberi e con le idee chiare, magari anche un po’ esibizionisti ma scevri da logiche vecchie. Insomma, gli italiani non vogliono più un padre con tutto ciò che in positivo ed in negativo questo comporta, perchè hanno poco da chiedere, perchè sanno che nulla otterranno; e dunque preferiscono ritornare liberi. Non so se questo tipo di libertà da vecchi schemi sia raggiungibile e in virtù di quali nuove mete sia auspicabile; ma questo sembra il messaggio! Anche solo visivamente Matteo Salvini e Luigi Di Maio rimandano all’immagine di un Paese che vuole tornare a sentirsi giovane e vivo, anche se, ahimè, spesso aggressivo e con istanze ancora mal definite.

Alla parte costruttiva del mio discorso fa da chiosa una parte meno positiva e più concreta, forse, che non posso ignorare. Se è vero che queste elezioni sono state un taglio netto col passato, con tante pecche che si portava dietro, è anche vero che le prospettive offerte dalle forze vincitrici sono davvero scarse: io stessa, molto modestamente, avevo scritto quanto l’atteggiamento di Di Maio sia sempre stato improntato ad una fulgida ed esibita arroganza che poca fiducia mi ha sempre portato a riporre sulla sua figura politica.

Ora, alla mia riflessione, si aggiunge Matteo Salvini, che se ha avuto il merito di traghettare la Lega verso mete nazionali –  inaspettatamente – troppo spesso si è lasciato andare ad atteggiamenti contraddittori e politicamente scorretti, quando non frutto di demagogia. Esprimo, fin da ora e con chiarezza, scetticismo per questi risultati elettorali, ma l’esercizio proficuo da farsi, a mio avviso, è di leggere il segno dei tempi e cercare di interpretarlo sotto la luce dell’etica, ovvero della responsabilità verso l’altro, o verso il prossimo come diremmo noi cristiani. Chissà che al prossimo turno elettorale non sgorghino altre nuove figure, magari con qualche referenza e connotazione migliore: la speranza è ultima dolcissima dea!

Il DNA del Cristiano e la politica

Schermata-2018-01-21-alle-21.08.51Nel ‘900, con la relatività di Einstein in campo scientifico, col crollo delle ideologie totalitarie in campo politico e le due guerre mondiali a corollario, si è messa in crisi la capacità onnicomprensiva della ragione. Tutto ciò che era certo – dai confini territoriali alla nozione di tempo e molto altro ancora – non lo è stato più. Ciò ha suggerito all’uomo moderno che non tutto si può comprendere definitivamente, perchè la realtà è più forte del pensiero, lo supera sempre.

Tradotto in termini antropologici, ciò si è tradotto nell’assenza di certezze univoche per l’individuo, costretto a rivedere i valori come prodotto storico e le forme di comprensione tradizionali come inadeguate, e resosi vulnerabile. Senza l’autodifesa razionale, l’Io non ha un modello cui appellarsi e non gli resta che vivere ciò che gli si presenta davanti: il reale, così com’è, svuotandosi delle sicurezze che aveva.

Ma non è codesta la condizione in cui si è trovato Cristo fatto uomo? Cristo che rinuncia alla sua divinità per vivere come noi, non si (auto)limita ad avere a che fare con la realtà, ma in maniera nuova e del tutto specifica? A mio avviso sì. La vita è relazione, lo diciamo sempre, è politica dunque, perchè il termine sottende sia una dimensione sociale relazionale che una dimensione di spazio pubblico. Come orientarci dunque? Cito San Paolo:

E se avessi il dono della profezia
e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza,
e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne,
ma non avessi l’amore,
non sarei nulla” 

Bene, quindi? Quindi a livello politico il Cristiano non può che vivere la chenosi di Cristo praticando l’amore agapico, nostro unico, vero DNA. Il Cristiano deve farsi debole, stare con i deboli, vivere per i deboli. Per parlare chiaro e pragmaticamente, credo che i tempi della DC siano finiti e neppure debbano ricominciare: l’uomo è cambiato, ha forse gli stessi bisogni materiali ma non spirituali. Il Cristiano autentico d’oggi non si sente rappresentato in una serie di istanze propagandistamente esposte, ma chiede un impegno di verità al singolo delegato, che deve essere Cristiano in senso forte, autentico. Se dovessi votare qualcuno in quanto Cristiana vorrei si trattasse di un uomo (o donna) in carne ed ossa, capace di incarnare consapevolmente un ethos Cristiano, non un’ideologia. Il che tradotto in programmi vuol dire: attenzione al prossimo più emarginato, investire in formazione di qualità per favorire la crescita della persona, credere nel dialogo interreligioso, tenere toni bassi, evitare uno stile aggressivo e molto altro, ovviamente. In definitiva vuole dire “sporcarsi le mani” con quanto nessuno vuole fare perchè ritenuto antieconomico o poco appealing. Parliamoci chiaro, togliere una tassa o togliere le barriere architettoniche da una città come Roma – patrimonio mondiale e Cristiano per eccellenza – presume scelte di fondo molto differenti. Ancora, cosa dovrebbe chiedersi un politico cristiano? A mio avviso solo una cosa: “Come faccio a farti stare meglio?”. Abbiamo un tesoro che è quello della “logica” – paradossale – dell’amore, del servizio verso il prossimo e dovremmo rispolverarla in tutti gli ambiti per la verità, ognuno nel suo piccolo o grande che sia.

L’economia ha preso il sopravvento sulla politica. Si pensava che questo avrebbe prodotto benefici, mentre sappiamo che così non è stato; per invertire il segno dei tempi occorre leggere l’opportunità di vivere un Cristianesimo originario, improntato a quanto più ci contraddistingue, ovvero l’amore per l’altro. Questo significa farsi deboli, come Cristo? Sì, e solo con l’aiuto di Cristo lo si può fare veramente, ma solo questo c’è da fare.

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Italiano, tirati su!

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Italiani afflosciati? Cinquantunesimo rapporto CENSIS sulla situazione sociale del Paese.

Poliedrico il ritratto dell’italiano che si staglia dal Rapporto CENSIS uscito in questi giorni: l’economia è in crescita, più che in altri Stati europei, aumentano le spese per il tempo libero, ma emerge una povertà di miti e idee che hanno caratterizzato le grandi riprese economiche di cui il nostro Paese è stato protagonista, dal dopo guerra ad oggi.

Vorrei fare due osservazioni in merito: nel trattare la notizia i mass media hanno dato grande rilievo a quanto le spese per smartphone, musei, cinema, mostre e parrucchieri siano aumentate. A mio avviso leggere questi dati insieme è profondamente sbagliato e rischia di divulgare un messaggio fallace, mi spiego: spendere per uno smartphone significa spendere per una dimensione che non esiste, pagare per vivere in un mondo nel quale non c’è spazio né tempo. Pagare per una mostra significa volere capire, comprendere e vivere il proprio tempo. I due fenomeni sono profondamente diversi e come tali vanno trattati, la mia non è una crociata contro le tecnologie, che uso ma cerco di non abusare, ma un’osservazione che mi porta ad avere coraggio di sperare in un’Italia del futuro migliore: l’italiano che spende in cultura, quella con la “C” maiuscola, ha ancora il coraggio di sperare che l’uomo non sia solo carne, materia, orizzonte piano, ma che sia fatto di una dimensione spirituale che vada alimentata, viva Dio. Questo si sarebbe dovuto mettere in rilievo maggiormente, per dipingere a tratti marcati e decisi un Paese in ripresa, non solo dal punto di vista economico, ammesso che quest’ultima notizia sia vera.

Si mette poi in risalto quanto l’Italiano sia diventato povero di miti, di grandi ideologie che lo spingano in avanti, ciò a mio avviso nasconde un lato positivo ed uno negativo. Inizio dal negativo: non avere ispirazioni significa in un certo senso vivere alla giornata, tirare a campare, arrendersi, che contrasterebbe con quanto detto prima. Tuttavia sappiamo anche bene quanto le ideologie nel ‘900 abbiano nuociuto al genere umano: Comunismo e Capitalismo si sono scontrati lasciando morte e deserto interiore dietro di sé. Dunque, forse, l’Italiano è semplicemente alla ricerca di una nuova narrazione che possa ispirare la sua vita, fino ad ora troppo stretta da necessità primarie a causa della recente crisi economica, possibile questa lettura del Rapporto? Forse troppo ottimistica ma se provassimo a sospendere il giudizio, a puntare su quella cultura che sembra essere sempre più interessante, beh forse da lì potrebbe partire la vera rinascita dopo l’evo oscuro che stiamo o abbiamo vissuto. Platone lo sapeva bene: per riformare lo Stato non basta cambiare forma politica, bisogna cambiare gli intelletti, forse noi lo abbiamo compreso, inconsapevolmente.

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Heidegger e Papa Francesco

PapaFr“La tentazione di insistere è insidiosa, è moralmente lecito rinunciare all’applicazione di mezzi terapeutici, o sospenderli, quando il loro impiego non corrisponde a quel criterio etico ed umanistico che si definisce proporzionalità delle cure”. Va dritto al punto Papa Francesco nel convegno sul “fine vita” alla Pontificia Academia Pro Vita, come nel suo stile non lascia zone buie, spiega bene cosa intenda: parla di supplemento di saggezza necessario a quanti chiamati a discernere – usa bene questo termine, sulla scorta di Sant’Ignazio di Loyola – sull’opportunità o meno di proseguire con interventi terapeutici che non promuovano la salute integrale della persona; parla di proporzionalità delle cure.

Chiarissimo e chiarissimi anche i riferimenti a quanto affermato nel catechismo della Chiesa Cattolica e da Pio XII nel 1957 nonché dall’ex Sant’Uffizio nel 1980.

Heidegger, filosofo controverso, sottile e difficilissimo, si interrogò sull’essere e sul rapporto che questo ha con la tecnica. Vediamo: l’uomo per Heidegger è luogo dell’essere, l’unico essere che sa di esistere e che abbia la capacità di interrogarsi sullo stesso, di rielaborarlo, di trarre un quid che stia dietro ad ogni cosa; lo percepisce, anche se rimane come sorta di fondo oscuro ma al quale ci avviciniamo costantemente ed incessantemente. Bene, agendo attraverso la tecnica l’uomo svela l’essere, ovvero sia: se l’artigiano fa una sedia lo fa perché questa abbia uno scopo, dunque con la tecnica porta alla luce l’essere della sedia. Ma la questione nel caso dell’uomo e della tecnica può essere assai più complessa, quando non si producano solo oggetti ma ove si susciti la natura in qualcosa che altrimenti non farebbe da sé, come nel caso di farmaci o macchine o energie, per trarne un vantaggio o profitto, specifico che a quanto io ne sappia il filosofo non affrontò questioni inerenti precipuamente la medicina.

Se l’artigiano plasmando la materia dà ad essa una finalità che non avrebbe potuto essere altrimenti che quella, dall’altro c’è la tecnica moderna che attraverso la creazione di macchine, computer, medicine, mass media crea un sistema che sprigiona energie che interrogano l’essere stesso. Insomma, se costruisco una macchina che tenga in vita l’essere umano sto interpellando l’essere stesso sulla vita, sul suo senso, sul limite, sull’accettazione, e chi più ne ha più ne metta. Esattamente a questo punto, in questa riserva di significati, l’uomo perde la sua signoria sulla tecnica, non è più artigiano ma rischia di essere sopraffatto dai mezzi che crea, interpellato da essi di non saper rispondere.

Bene fa Papa Francesco a ricordare che serve un supplemento di saggezza e, soprattutto, di discernimento perché pare che se siamo diventati così bravi a creare oggetti o medicine, viva Dio, non siamo altrettanto bravi ad applicarli come e quando serva. Non che sia semplice, tutt’altro, ma ho il timore che la tendenza a vedere profitto e leggi del successo ovunque offuschi l’uomo sul suo vero essere creatura o, se si preferisce, mera unità biologica, finita. Nasciamo, viviamo e moriamo. Tutti. La sensazione che ho, però, è che viviamo per dimenticarcelo e sfuggiamo all’approfondimento che l’applicazione di certa tecnica richiede. In definitiva perdiamo il senso del reale.