Siria: e se provassimo una strategia della solidarietà?

trump-agosto-2017-1030x615-1030x600Almeno 20 civili, tra cui 16 bambini, sono rimasti uccisi il 21 marzo 2018 a Idlib, nel nord-ovest della Siria.

La città è postazione strategica, al confine con la Turchia, ove sia Turchia che Siria hanno interessi: alla prima sta a cuore che non vi si instauri un regime jihadista, alla seconda che essa possa costituire serbatoio di accoglienza per gli islamici arresi al regime di Assad durante il conflitto.

Il papa si dice inorridito, il Vaticano partecipa al vertice UE sul futuro del Paese con l’arcivescovo Gallagher e dichiara: “La Santa Sede è profondamente preoccupata per le sofferenze della popolazione”. Trump minaccia una risposta militare e si consulta con Francia e Regno Unito, mentre arriva in visita a Palazzo Chigi il numero due dell’ambasciata americana Kelly Dignan.

Intanto, a pagare un certo eccesso di diplomazia e una scarsa chiarezza nei rispetti del regime di al-Assad sono i civili, che fino a qualche anno fa erano persone certo vessate da un regime autoritario, ma molto lontano da quanto sta accadendo oggi, molto. Mi sembra insomma che il massacro stia diventando qualcosa cui ci siamo assuefatti, cui abbiamo fatto il callo, qualcosa che in fin dei conti reputiamo lontano.

Al- Assad questo lo sa e certamente si è rallegrato parecchio nelle ultime settimane a sentire Mr. Trump paventare un ritiro delle truppe statunitensi dal Paese: “Siria will soon become somebody else’s problem” aveva dichiarato l’uomo più potente della terra, mentre l’ex Segretario di Stato USA aveva detto il contrario pochi giorni prima, meritando il licenziamento.

Allora, perché scrivere di eventi così tristi e complessi? Perchè a mio modo di vedere non possiamo vivere in una società che si presume interconnessa, se come prima connessione non usiamo quella inter-umana. Se tutti ci lasciassimo ferire dagli eventi in corso, non potremmo rimanere insensibili a quanto sta accadendo e cercheremmo in ogni modo di restituire una dignità ad un popolo così sciagurato. Questo lo possono fare i governanti meglio di chiunque, ma anche una società civile educata al valore (giudaico-cristiano) della solidarietà, all’etica dell’amore per il prossimo. Sì, è da una comunità internazionale inter-umana e inter-soggettiva che sfida le logiche del singolo, per rileggere l’uomo come creatura responsabile verso sé e verso gli altri, che possono venire soluzioni. Frasi come: “La Siria diverrà presto problema di qualcun altro” non depongono né a favore di un buon stratega né tanto meno a favore di un uomo buono, che le due cose non devono essere slegate. No?

Anche apparso su https://mauroleonardi.it/2018/04/14/le-lettere-di-gavina-masala-siria-e-se-provassimo-una-strategia-della-solidarieta/

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