Un’Italia senza padri

Schermata-2018-03-07-alle-16.25.38-1-400x450All’indomani delle elezioni italiane che il quotidiano Le Monde definisce “cataclisma” ed il Corriere della sera “onda anomala che tutto spazza via”, medito.

Sant’Ignazio di Loyola diceva che si deve “buscar Dios en todas las cosas”, dunque cerco di interpretare questo sommovimento politico alla luce di Cristo, in dialogo con lui e col suo amore per noi creature. E mi chiedo: qual è il segno di Dio in questo tempo apparentemente così sciagurato?

Lungi dal darmi per vinta nella ricerca, trovo un barlume: l’Italia è sempre stata il Paese del voto di scambio, forse più al sud che non al nord, ma l’Italiano medio ha quasi sempre votato per ottenere qualcosa in cambio.

Giustamente ricorda Gian Antonio Stella, che la Sicilia è la terra in cui si è tutti parenti pur senza esserlo, come scriveva Rabelais, da qui il clientelismo.

Ma questa volta è tutto diverso, in quanto gli italiani dicono che non ci stanno più, che non interessa più il piccolo orticello, che non interessa più dare il voto all’amico per avere il posticino di lavoro. Quello che ci dicono queste elezioni è che abbiamo bisogno di individui apparentemente liberi e con le idee chiare, magari anche un po’ esibizionisti ma scevri da logiche vecchie. Insomma, gli italiani non vogliono più un padre con tutto ciò che in positivo ed in negativo questo comporta, perchè hanno poco da chiedere, perchè sanno che nulla otterranno; e dunque preferiscono ritornare liberi. Non so se questo tipo di libertà da vecchi schemi sia raggiungibile e in virtù di quali nuove mete sia auspicabile; ma questo sembra il messaggio! Anche solo visivamente Matteo Salvini e Luigi Di Maio rimandano all’immagine di un Paese che vuole tornare a sentirsi giovane e vivo, anche se, ahimè, spesso aggressivo e con istanze ancora mal definite.

Alla parte costruttiva del mio discorso fa da chiosa una parte meno positiva e più concreta, forse, che non posso ignorare. Se è vero che queste elezioni sono state un taglio netto col passato, con tante pecche che si portava dietro, è anche vero che le prospettive offerte dalle forze vincitrici sono davvero scarse: io stessa, molto modestamente, avevo scritto quanto l’atteggiamento di Di Maio sia sempre stato improntato ad una fulgida ed esibita arroganza che poca fiducia mi ha sempre portato a riporre sulla sua figura politica.

Ora, alla mia riflessione, si aggiunge Matteo Salvini, che se ha avuto il merito di traghettare la Lega verso mete nazionali –  inaspettatamente – troppo spesso si è lasciato andare ad atteggiamenti contraddittori e politicamente scorretti, quando non frutto di demagogia. Esprimo, fin da ora e con chiarezza, scetticismo per questi risultati elettorali, ma l’esercizio proficuo da farsi, a mio avviso, è di leggere il segno dei tempi e cercare di interpretarlo sotto la luce dell’etica, ovvero della responsabilità verso l’altro, o verso il prossimo come diremmo noi cristiani. Chissà che al prossimo turno elettorale non sgorghino altre nuove figure, magari con qualche referenza e connotazione migliore: la speranza è ultima dolcissima dea!

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