TTIP: un nuovo schiaffo alle istituzioni?

interior-of-market-hallL’Unione Europea e gli Stati Uniti stanno discutendo (più o meno segretamente) il TTIP, Trattato Transatlantico sul Commercio e sugli Investimenti, che va nella direzione della liberalizzazione commerciale dell’area transatlantica tra Europa e USA. Ciò verrebbe a creare un blocco uniforme contrapposto a un altro costituito dalle economie più “nuove”; la cosa ancora più discutibile è che i leader di questo nuovo spazio di mercato non sarebbero più i governi, ma organismi tecnici sovranazionali, che non ancora è chiaro da chi sarebbero finanziati.

Senza dare un giudizio di valore a tali organismi, si può certamente dire che si tratta di un ennesimo scacco alle istituzioni nazionali, che delegano a dei tecnici un arbitrato su questioni molto importanti quali, in definitiva, la salute dei cittadini degli Stati. America ed Europa hanno regolamentazioni molto differenti in materia di etichettamento del cibo, ad esempio: l’Unione Europea ha da sempre privilegiato una grande trasparenza, che non sembra contraddistinguere gli Stati Uniti. Se tale trattato entrasse in vigore, probabilmente le posizioni europee verrebbero ammorbidite, gli standard abbassati e il consumatore finirebbe per indebolirsi, avendo sempre meno consapevolezza delle componenti o provinenze dei cibi.

Le eventuali controversie che nascessero, sarebbero giudicate da avvocati commerciali superspecializzati che, basandosi solo sul trattato in questione, valuterebbero se si stanno ledendo dei gruppi commerciali. Ergo, qualora uno Stato introducesse una normativa per la salvaguardia del clima, ad esempio, rischierebbe di vedersi negato tale diritto e di dovere anche risarcire l’azienda che eventualmente avesse subito una perdita economica, a seguito dell’introduzione di tale norma.

Vi sarebbe poi un organismo chiamato Regulatory Cooperation Council che, nominato dalla Commissione UE e dal Ministero USA competente, dovrebbe valutare l’impatto commerciale di ogni marchio o etichetta, nonchè i contratti di lavoro e standard di sicurezza vigenti negli Stati.

Insomma, lo scenario sembra quanto meno controverso e mi tornano in mente le lucide analisi che il filosofo Arnold Gehlen faceva negli anni ‘40, riflettendo sull’uomo e sul suo rapporto con le istituzioni. Per Gehlen esse erano necessarie in quanto l’essere umano sta al mondo non come animale, ma con autodisciplina e soprattutto orientando il suo comportamento ad una stabilizzazione del mondo, attraverso le istituzioni. Egli dunque è libero nella misura in cui esiste non come singolo ma come corpo sociale, le istituzioni tutelano lo sviluppo di quest’ultimo e la convivenza fra individui. Gehlen aveva però capito bene ed in anticipo che la società tecnico – industriale avrebbe esautorato tali organi, rendendo l’uomo precario, insicuro, necessitato a fare autonomamente ciò che altri avrebbero dovuto fare per lui. Il TTIP sembra un po’una conferma di questa teoria: si toglie potere agli organismi nazionali, in favore di realtà sovranazionali, certamente meno improntate alla tutela dei cittadini.

Cosa si può fare di positivo? Alcune agenzie dell’ONU quali la FAO e l’UNCTAD stanno lavorando sul rafforzamento dell’agricoltura e dei mercati locali, con programmazioni attente a preservare e rispettare le risorse, lavorando così sia sulla crisi dell’impiego che sul mercato locale. Anche il singolo può fare tanto, con consapevolezza, senza ideologie.

Anche apparso su: https://mauroleonardi.it/2016/05/17/le-lettere-di-gavina-masala-ttip-un-nuovo-schiaffo-alle-istituzioni/

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