L’Europa sta morendo?

vE’ questo un interrogativo che ultimamente ci siamo posti un po’ tutti. Una crisi che ha radici lontane e i suoi epigoni in tre accadimenti recenti: partita con Grexit nel 2015 con la sventata uscita della Grecia dalla moneta unica, continuata con l’esodo dei profughi siriani che fuggono dal regime di Bashar Al Assad e dall’Isis mettendo però in difficoltà la capacità di accoglienza degli Stati membri, e che avrà un grosso banco di prova il 23 giugno con il referendum inglese su Brexit.

I leader visionari che hanno ispirato il progetto europeo: da Shuman a Adenauer, da De Gasperi a Monnet avevano pensato ad uno spazio sovranazionale di mutuo scambio di beni, certo, ma anche politico, di valori e cultura, insomma di un ethos. E’ chiaro che su quest’ultimo fronte siamo molto in ritardo e, come afferma Enrico Letta, ex Premier italiano ed attuale Preside della prestigiosa École des affaires internationales de Sciences Po di Parigi, si tratta di recuperare una relazione virtuosa tra i Paesi membri. Letta individua nel deficit di democrazia condivisa il motivo di stallo del disegno europeo: “Il primo, grave errore, è stato affidarsi al Consiglio Europeo, che ha oggi un ruolo centrale. E’ il luogo in cui sono rappresentati i capi di stato e di governo che, volendo promuovere i rispettivi interessi nazionali hanno incentivato la rinascita degli Stati nazionali”. Ma non possiamo trascurare anche un’evidente mancanza di cultura europea, a partire dalla società civile, per arrivare ai vertici dei governi: Bruxelles è percepita come lontana, nessuno si sente di appartenere ad una comunità, la cui voce peraltro si fa sentire solo in ambito finanziario, per richiamare al rispetto di standard e austerity che non fanno che aumentare la percezione di Europa come di un cavillo burocratico, priva di qualunque anelito ideale e solidaristico, tutto molto lontano dall’idea fondante originaria.

Su questo solco si inseriscono le iniziative intraprese in sinergia da MUN Academy e dalla Biblioteca Europea di Roma: proprio per aumentare la consapevolezza di abitare uno spazio comune in cui abbiamo il dovere, oltre che il piacere, di trovare un’ispirazione comune di vita.

Dalla morte dell’Europa non avremmo da guadagnare: nello scacchiere internazionale conteremmo pochissimo, tutti gli Stati affronterebbero quantomeno lunghe fasi di difficoltà economiche cui si accompagnerebbe una difficoltà di gestione delle crisi internazionali, per non parlare dell’incremento inevitabile dei problemi di sicurezza.

E’ per questo motivo che il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama farà sentire la sua voce al riguardo, il 24 aprile in occasione della promozione della fiera tecnologica di Hannover, quest’anno realizzata con la partnership USA. Obama sfrutterà le sue proverbiali doti retoriche per convincere gli inglesi a non abbandonare l’UE. “Il nostro Presidente cercherà di indebolire le ragioni di coloro che vogliono la Gran Bretagna fuori dall’Europa”, afferma il Senatore con delega agli Affari Esteri Bob Corker. E c’è da giurarci: se intervengono gli Stati Uniti, la posta in gioco è alta.

Anche apparso su: http://www.decennale.it/leuropa-sta-morendo/

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